Genova: Fereggiano.E il muretto dove lo metto?
La sequenza fotografica e video che molti hanno in mente durante l’alluvione del Fereggiano dello scorso novembre è quella in cui l’acqua , uscendo dalla condotta sotto largo merlo esplode come si fosse tolo il tappo allo spumante e invade tutta la via. In pochi secondi non si riesce più a distinguere dove è il letto del Fereggiano e dove la strada, tutto è appiattito dalla violenza della piena. La prima cosa che viene travolta è il muretto che contorna la strada e la divide dal greto del fiume. Un muretto di cemento che fin che ha potuto ha incanalato l’acqua nella strada rendendola più compatta e potente e poi è stato distrutto da quella stessa potenza.
Be, non ci crederete ma uno dei primi interventi in somma urgenza finanziato e realizzato è stato il muretto in cemento armato, non una ringhiera che lascerebbe passare l’acqua, no un muro di cemento. E la stessa cosa è stata fatta in via del Molinetto poco più a monte dove il ponte di accesso alla strada antico e resistente ha tenuto perdendo solo un po’ di smalto, ma è ancora li come l’ha lasciato la piena e i cittadini vanno a piedi per le scale, mentre il muro di cemento che ha incanalato l’acqua per un po’ e poi ha ceduto l’hanno già ricostruito ( anche li niente ringhiera ). In via Finocchiaro ci sono le foto del cantiere all’angolo, era fermo da tempo e l’alluvione ha allagato tutto. Secondo voi? Ma certo! In piena area esondabile tre piani di parcheggio con annesso muraglione di contenimento tutto autorizzato e realizzato a spron battuto in pochi mesi.
I tecnici incaricati dal pm hanno appena consegnato gli studi e la procura che ipotizza reati gravissimi sta vagliando la documentazione e deciderà degli eventuali reati .
Non è quindi certo compito nostro stabiire colpe e responsabilità penali e civili.
Ci limitiamo solo a sottolineare alcune cose sul piano storico e culturale.
In questi anni , mentre in Europa avanzava e si è affermata una cultura idraulica in cui si privilegia la rinaturalizzazione delle vie dell’acqua, nella nostra città, con la benedizione unanime di tecnici, politici e accademici, si è continuato ad autorizzare edificazioni in alveo, parcheggi, muraglioni di cemento a tener su colline che vengono giù, tombinamenti di ogni genere e tipo. E nonostante i disastri a Pegli come ad Apparizione, come a San Martino si continua ad autorizzare.
E se è vero che la cultura urbanistica in italia è quello che è ( inesistente ) non si puo’ mettere sullo stesso piano il cittadino che si vuol fare il box in area esondabile e il tecnico che glielo autorizza, il politico che va anche a chiedergli il voto, l’accademico che sta ben zitto e certo non va in procura a denunciare le nefandezze culturali perpetrate sotto i suoi occhi esperti.
Certo i tecnici accusano la impreparazione della Protezione Civile, vera palla al piede di ogni autunno alluvionato genovese, non si parla delle migliaia di persone che generosamente si mettono a disposizione, ma della evidente impreparazione culturale e tecnica di chi certe emergenze le avrebbe dovute gestire.
Se il muretto di cui sopra è una evidente piccola dimostrazione di quali sono le priorità dei nostri amministratori e dei tecnici che li supportano ben diverse sono le cose quando andiamo a richieste in deroga per costruire palazzi o monetizzazione del rischio come è stato scelto di fare a Sestri. E badate bene i tecnici responsabili e i politici sapevano benissimo o avrebbero dovuto sapere che i canali sotto i cantieri navali erano ostruiti e che non ci sarebbero stati i soldi per fare quelle manutenzioni necessarie e costose da cui le aziende si sono sgravate versando un obolo.
Il problema non sono le persone tenute all’oscuro dei pericoli e comunque sempre generose. Il problema erano e continuano ad essere quei tecnici portatori di una cultura antica , vecchia , pronti a sentenze e autorizzazioni che hanno e avranno effetti devastanti e che sono tutti ancora li, hanno gestito il bene pubblico in maniera profondamente lontana dagli orizzonti della cultura europea che non gli appartiene e sono ancora li pronti a gestire il futuro di questa città dalle loro posizioni apparentemente irremovibili.
E’ possibile che cittadini debbano affidarsi alla magistratura penale e alla corte dei conti per vedere un po’ di giustizia, un po’ di alti papaveri che sono chiamati a pagare per i loro gravi errori e l’amministrazione non pensi di cambiare passo , cambiare uomini , si illuda che ingegneri e architetti che hanno partecipato attivamente e convinti in perfetta buona fede al sacco cementizio della città ( e della Regione ) possano essere gli stessi a cui affidare il compito di gestire il nostro territorio per i prossimi anni?
Andrea Agostini
Presidente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente Genova
è molto tragica la cosa per quello che ho capito