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Archive for gennaio 2012

Approvato da Consiglio Comunale Genova odg contro obbligo privatizzazioni

Il Consiglio Comunale di Genova,

premesso che con il primo quesito referendario del 12 e 13 giugno la maggioranza degli italiani aventi diritto al voto ha abrogato la norma che imponeva agli enti locali la privatizzazione dei servizi pubblici;

considerato che sono in elaborazione provvedimenti legislativi che paiono mettere in discussione tale pronunciamento popolare;

impegna la Sindaco e la Giunta a farsi parte attiva verso il Governo e le forze politiche affinche’ il risultato referendario non venga vanificato da provvedimenti che impongano agli enti locali privatizzazioni di servizi pubblici essenziali (trasporto, rifiuti, servizio idrico) sia con obblighi di legge o con la diminuzione di risorse economiche essenziali.

Antonio Bruno (Prc-SE), Luca Dallorto (verdi) Angela Burlando (Sel), De Benedictis (idv), Arcadio Nacini (Sel), Gianni Bernabo’ Brea (La destra), Piana (Lega), Manuela Cappello (Gruppo Misto)

28 favore.

1 no (arvigo nuova stagione).
11 presenti non votanti fli, la destra e pdl

Antonio Bruno
capogruppo Sinistra Europea – PRC Comune di Genova

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G8 2001: lettera al Presidente della Repubblica, al Ministro degli Interni, al Ministro della Giustizia

LETTERA:

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
AL MINISTRO DEGLI INTERNI
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Genova, 27 Gennaio 2012

Signor Presidente, Signori Ministri,

Vi scrivo per segnalarvi una grave inadempienza da parte dello Stato Italiano nei confronti di 300 cittadini italiani e stranieri che da anni attendono un risarcimento.
Il tribunale di Genova, in primo e secondo grado ha condannato 46 poliziotti, guardie penitenziarie, medici ed infermieri per le violenze e le torture inflitte ai manifestanti fermati ed arrestati, nella Caserma di Genova Bolzaneto, in occasione del G8 a Genova. Leggi tutto…

Gronda: dopo alluvioni e amianto anche la Sovrintendenza chiede di bloccarla

La Sovrintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici dice no al sacrificio di due pezzi di storia della città (Palazzo Pareto Pozzoni, Bolzaneto e il parco di villa Duchessa), che verrebbero distrutti dalla Gronda Autostradale di Ponente.
Pare che questo pare blocchi seriamente l’iter di questa controversa opera. Non posso che rallegrarmene.
Mi chiedo, pero’, come mai altri enti non intervengano sugli effetti di questa opera che ogni giorno che passa si palesano sempre piu’negativi. Mi riferisco al dissesto idrogeologico e ai rischi per la salute legato all’amianto. Chiedo alle forze politiche di sinistra di accantonare il progetto della Gronda Autostradale di Ponente anche alla luce dei luttuosi eventi del 4 novembre 2011. Leggi tutto…

Serata di solidarietà con la popolazione palestinese della Striscia di Gaza

Mercoledì 25 gennaio ore 21
Centro Documentazione Piazza Carlo Giuliani, via Monticelli 25 rosso
Serata di solidarietà con la popolazione palestinese della Striscia di Gaza

Genova Erzelli, pacco, pacchetto, contropaccotto

GENOVA ERZELLI PACCO PACCHETTO CONTROPACCOTTO

Della vicenda Erzelli ho avuto modo di occuparmi da tempi lontanissimi, dagli anni novanta quando complice una opzione non esercitata dalla Amministrazione Comunale un imprenditore di primo piano della logistica genovese allora in consiglio comunale in qualità di rappresentante del Psi ( e quindi in maggioranza ) si aggiudico’ l’area per un pugno di mosche salvo poi rivenderla ( dopo un utilizzo molto redditizio per i suoi traffici ) per una barcata di miliardi. E li c’è il pacco…. non si capisce perchè i numerosi intelligentoni presenti in maggioranza non abbiano pensato di fare la stessa cosa con un profitto per il pubblico…..
La seconda puntata è stata più recente, la conferenza stampa dell’Architetto Piano contornato da tutti i maggiorenti della città che parlava di una restituzione al ponente, lui aveva concorso per parte sua alla progettazione di case in zona, case popolari certamente belle ma ahime’ prive di acqua corrente che ( in seguito ) i proprietari si son dovuti occupare di procurarsi a loro spese.In quella intervista si parlava nell’ordine di un grande polo scientifico pubblico privato , di oltre 10.000 occupati, di un parco di grandi dimensioni, più grande della somma dei parchi di Nervi che i costruttori avrebbero “regalato” alla città. Le perplessità non erano solo mie visto che il pacchetto è durato ben poco e lo stesso architetto Piano se ne è andato togliendo la sua firma ( e la sua garanzia di qualità ) ad un progetto che ha definito di casette a schiera.( io pacchetto ).
Ma il bello deve ancora venire. il contropaccotto è tutto nelle recenti evidenze documentali. Il progetto non è mai arrivato a Roma. Su quali basi i vari ministri , i politici nostrani, gli imprenditori, i dirigenti dell’università pensano che vengano erogati soldi pubblici? Forse perche’ sono amici, forse perchè il nuovo ministro ha fatto una operazione simile quando era rettore al Politecnico di Torino? Come puo’ un ente pubblico statale deliberare e promettere centinaia di milioni di euri pubblici senza neanche un progetto definitivo approvato? E già, il progetto definitivo approvato è nella mente di tutti, ma tutti lo pensano in maniera diversa, tantè che il Comune nel progetto definitivo di Puc approvato a dicembre 2011 non ha inserito i vincoli di destinazione delle aree, l’assetto urbanistico è di necessità molto indeterminato, non ci sono le strade, non ci sono le vie d’accesso, non si vede neanche l’area già edificata, non c’è un’analisi dello stato di fatto dell’uso del suolo al momento della redazione e votazione del Puc.
Se poi uno volesse perdere un po’ di tempo e andasse a vedere vedrebbe una immensa colata di cemento dove lo spazio verde sarà , nel migliore dei casi ” di copertura” e di alberi piantati non c’è manco l’ombra.
In piu’ si deve aggiungere la questione dei costi. I conti della facoltà di ingegnieria non tornano, non bastano gli stanziamenti previsti si rischia il tracollo come già avvenuto per la facoltà di Scienze della formazione e di Scienze Politiche, i valori di carico dei palazzi di Albaro di proprietà sono vistosamente sovradimensionati ( pre bolla, pre crisi ) e comunque nessuno li vuol comprare. Non si capisce come gli studenti e tutti gli altri frequentatori possano arrivare agli erzelli visto che le strade non ci sono i bus amt vista la situazione non si puo’ prevedere che garantiranno granchè, la cremagliera prevista da Sestri bassa all’ingresso della facoltà è stata eliminata.
Se poi parliamo dei privati incominciamo subito a dire che i 10.000 posti promessi sono una fantasia adatta per vendere pacchi e contropacchi. L’unica azienda che andrà passerà da un’area in parte di proprietà e in parte in affitto a un’area solo in affitto, la ricerca la sta spostando in altri siti, non certo ad Erzelli, e comunque per questa operazione riceverebbe un bel pacco di milioni come incentivo. L’altra azienda che ha gia’ cominciato a licenziare i dipendenti precari e prevede un corposo esubero , si trasferirà, ma solo dopo che verra’ approvata una variante di destinazione d’uso delle proprie aree per residenze e servizi – leggi supermercati – .Anche lei andrà in affitto, bella dimagrita e coi soldi che aveva si è comprata la sede a Firenze, il che non è molto rassicurante per i lavoratori genovesi.
Inesausti di propaganda si continua a farneticare di trasferimenti eccellenti dall’itt al cnr senza assolutamente dire dove si possono trovare le decine di milioni di euro pubblici necessari.
Insomma al ponente non viene garantita nessuna restituzione, si garantisce un nuovo insediamento collinare ( come previsto da Piano ) con un pesantissimo impatto urbanistico su tutta l’area a monte e a mare, un muro di cemento che stringera’ sestri da ovest , in attesa di quello previsto a est col ribaltamento italcantieri, l’edificazione alle Fonderie di Multedo , al posto dei serbatoi di Multedo e altro. La Stalingrado d’Italia passa dal ferro delle sue officine al cemento delle sue costruzioni. Bel guadagno o contropaccotto?

Andrea Agostini

Per salvare AMT non si può tagliare un servizio ferroviario già deficitario e carente

È ormai chiaro a tutti che la situazione di AMT a Genova è gravissima, al limite del fallimento, e non ci sono solo in gioco livelli occupazionali e salariali. Sembra invece ancora non chiaro che ciò sia soprattutto frutto di scelte politiche sbagliate e contrarie allo sviluppo del mezzo pubblico fatte dalle amministrazioni da trent’anni a questa parte. Il Presidente della Regione Liguria Burlando ha “promesso” di recuperare le risorse necessarie ma è stupefacente che per far fronte al disavanzo AMT preveda di battersi “affinché parte dei soldi in arrivo dal Governo siano dirottati dal trasporto su ferro a quello su gomma e dalle ferrovie alle aziende degli autobus”. Non è certo così che si salva AMT. E’ privo di senso intervenire per salvare un trasporto pubblico essenziale – quello su gomma – danneggiando un trasporto pubblico altrettanto essenziale, quello su ferro, tagliando risorse e conseguentemente prevedendo nuove cancellazioni di treni! Tanto più che il trasporto ferroviario non è solo necessario per la mobilità della regione, ma anche per la stessa area urbana genovese: un trasporto pubblico efficiente – cosa non chiara alla Regione Liguria – si basa proprio su una pianificata integrazione, non sulla loro contrapposizione. Il trasporto ferroviario regionale è un settore in piena emergenza. I cittadini liguri scontano già ora le tariffe ferroviarie più care d’Italia in cambio di un servizio mediocre, con un piano d’esercizio (mobilità veloce, capillarità oraria e copertura territoriale) deficitario, investimenti risibili e materiale rotabile inadeguato. Ulteriori tagli sarebbero la morte certa del trasporto ferroviario ligure. La Regione ha il dovere di reperire risorse aggiuntive da destinare al trasporto pubblico – su gomma e su ferro – e lo può fare cambiando le proprie scelte finanziarie e di pianificazione:

 · smettendo di chiedere finanziamenti per infrastrutture costose, molto spesso inutili se non dannose al trasporto pubblico, come: terzo valico (6 miliardi), gronda (4-5 miliardi), nodo di San Benigno (305 milioni), tre strade a mare nel ponente genovese (240 milioni), Aurelia bis a La Spezia (240 milioni);

· modificando bilanci regionali che destinano decine di milioni di euro in strade, come ad esempio i Fondi FAS con 74,5 milioni per strade, di cui solo per il tunnel della Fontanabuona 25 (un terzo del fabbisogno) mentre non si trovano risorse per la ferrovia metropolitana della Valbormida, per gli impianti di risalita ed è da trent’anni che la Valbisagno aspetta il tram.

In quanto al Comune di Genova, è dalla busvia di Corso Europa nel 1997 (un risparmio annuo di 1,5 miliardi di vecchie lire), che non effettua interventi seri. Da allora più nulla per aumentare la velocità dei mezzi pubblici, quando un intervento organico di corsie riservate efficienti potrebbe ridurre i costi di almeno 10 milioni l’anno È degli scorsi mesi la scelta di non dare corso all’intervento in Valbisagno che avrebbe potuto far risparmiare – da solo – 1,5 milioni di euro. E mentre a Milano i proventi dell’eco pass servono per finanziare il trasporto pubblico, qui nemmeno una lira dei proventi della BluArea va per i bus. In una regione in cui a fronte di un servizio inadeguato abbiamo le tariffe più care d’Italia – sia per i bus sia per i treni – la soluzione non è togliere risorse da un settore per darlo all’altro, ma cambiare le politiche della mobilità.

Genova, 19 gennaio 2012

Movimento Difesa del Cittadino
MDC Genova e Liguria,
Via Caffa 3/5 – sc.B – 16129 GENOVA
010/3623036
genova@mdc.it
http://liguria.difesadelcittadino.it/

Presidio in piazza De Ferrari NO DEBITO – NO MONTI

NO DEBITO – NO MONTI
Venerdì 20 gennaio – ore 17.30
PRESIDIO in piazza De Ferrari

Anche a Genova, come in tante città italiane, il 20 e il 21 gennaio è indetto il “No Debito Day”, che segnerà la partenza dell’iniziativa per richiedere la petizione / referendum contro i diktat della Banca Centrale Europea (BCE) e il pareggio di bilancio in Costituzione, votato in Italia da tutte le forze politiche oggi presenti in Parlamento.
NOI CI RIFIUTIAMO DI PAGARE IL LORO DEBITO, PERCHE’ ABBIAMO SOLO CREDITI
Il debito pubblico che ci stanno facendo pagare è stato creato dall’enorme evasione fiscale, dalle incredibili spese per cacciabombardieri e missioni di guerra, dal finanziamento di grandi opere inutili e distruttive per l’ambiente, dai privilegi fiscali concessi ai grandi patrimoni, ai profitti e alle rendite. Tutto questo noi lo paghiamo da 20 anni. I salari italiani sono precipitati al 26° posto fra i 30 paesi dell’OCSE, il diritto alla pensione è stato vanificato per i giovani nonostante i conti dell’INPS siano in attivo crescente dal 1998, i diritti del lavoro sono stati riportati indietro di 60 anni. I servizi sociali, la sanità, la scuola sono stati sottoposti a continui tagli.
ORA BASTA, PAGHI CHI HA PRODOTTO IL DEBITO!
Impediamo al governo Monti di continuare a fare danni. Esso, applicando le direttive della BCE, sta percorrendo la strada che ha portato all’annientamento sociale del popolo greco. E Monti dà assoluta garanzia di essere, come sempre, dalla parte delle banche. Peccato che la BCE, da lui così venerata, sia la principale responsabile della crisi europea!
Il governo Monti è il peggiore possibile per lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati, perché può portare a termine il percorso di attacchi a salari, pensioni, servizi sociali e ai diritti del lavoro, alla qualità della vita della stragrande maggioranza delle persone. Esso non dovrà affrontare nessun giudizio elettorale, è politicamente irresponsabile e, quindi, pericolosissimo! Tanto più che il connubio PDL – PD (malamente nascosto dalle baruffe da ballatoio) gli garantisce non solo una stabile maggioranza in parlamento, ma anche una battente propaganda favorevole da parte di tutti i mezzi di (dis)informazione di massa.
La “fase uno” è stata caratterizzata da pesanti tagli a lavoro, pensioni e servizi per pagare il debito causato dalle politiche liberiste. La “fase due” ricicla gli eterni miti delle liberalizzazioni e privatizzazioni, nonostante finora abbiano prodotto solo rincari di tariffe e prezzi e peggioramento dei servizi. Vogliono privatizzare l’acqua contro il voto di 27 milioni di cittadini, vogliono privatizzare tutti i servizi pubblici locali nonostante fallimenti come quello dell’AMT a Genova. E, sostenendo di “favorire” l’occupazione giovanile, propongono un nuovo tipo di contratto che prevede 3 anni di prova, durante i quali i lavoratori saranno totalmente in balia del padrone.
Il Comitato No Debito si propone l’obiettivo di costruire un movimento di resistenza contro il pagamento del debito, contro le misure antipopolari e di distruzione di quanto resta dello stato sociale e contro ogni attentato alla democrazia e ai diritti. E’ indispensabile costruire una forte opposizione sociale e politica a questo governo: il Comitato No Debito sostiene pertanto le diverse scadenze di lotta già programmate, lo sciopero generale promosso da USB e altri sindacati di base il 27 gennaio, la manifestazione nazionale a Roma l’11 febbraio promossa dalla FIOM per il lavoro, la democrazia e la riconquista del contratto nazionale, la proposta di una manifestazione nazionale “Occupiamo Piazza Affari” a Milano il 10 marzo.
Il Comitato No Debito è un movimento nazionale che raccoglie militanti singoli e soggetti collettivi e organizzati, politici e sociali. Aderisci anche tu a questa lotta.

COMITATO NO DEBITO – GENOVA
www.nodebito.it
nodebitogenova@gmail.com

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