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Vesima e Valsusa, Gronda e Tav: tutto in una notte

Vesima e Valsusa, Gronda e Tav: tutto in una notte
Deborah Lucchetti

Non è solo una questione biografica personale che oggi mi fa sanguinare il cuore.
Due valli, due città amatissime, due resistenze, così diverse e così vicine. Due bollettini di guerra che hanno in comune l’assalto spregiudicato e assurdo contro la madre terra, ventre caldo e vitale che ci genera e accompagna per la vita, dando un senso anche alla morte. Dove tutto è ciclo, cerchio, trasformazione, equilibrio.
Un risveglio brusco mi consegna l’inquietudine di una valle che brucia, con la preoccupazione per i contadini e amici della Vesima che per tutta la notte hanno mandato messaggi di aggiornamento sul quel maledetto fuoco che in Liguria divora periodicamente i boschi abbandonati all’incuria. Dove non arrivano più i contadini e le loro mani sapienti, restano l’abbandono e il degrado, facili prede per lingue di fuoco indomabili quanto gli appetiti immondi degli speculatori del cemento che già si sfregano le mani pregustando il bottino. Annalisa scrive, scrive per tutti mentre il suo Dario è nel bosco, e già li immagino con gli occhi lucidi e il cuore stretto davanti alla loro terra in pericolo. Da quelle parti vogliono far passare la Gronda, grande opera inutile e dannosa, contro la quale si battono da anni comitati di cittadini, padri e madri, persone comuni, oneste e lungimiranti. Vite di scarso valore di fronte al progresso che avanza spianando i territori contro il volere di chi li abita.
Poco dopo Luca. Che cade ferendosi gravemente da un traliccio in Val di Susa mentre difende la sua terra contro l’esproprio violento e barbaro delle forze dell’ordine mandate da un governo tecnico mercenario, al soldo delle lobby della finanza internazionale. Anche Luca è un contadino ed è li per difendere la sua terra e la comunità sovrana che stanno per essere stuprate in nome delle merci e dell’Alta Velocità. Due valli, due storie, un destino. Resistere, per non diventare pezzi da museo o specie in via di estinzione. Resistere, per determinare un nuovo ordine di priorità ecologiche e sociali, quindi politiche ed economiche, che costringano l’arco costituzionale a riposizionarsi fuori dalle secche degli schieramenti tradizionali.
Abbiamo poco tempo per invertire la rotta e reindirizzare lo sviluppo verso una dimensione ecologica e sociale di equilibrio; abbiamo poco tempo per adattare desideri individuali impazziti ai bisogni reali possibili e diventare finalmente donne e uomini in relazione, consapevoli e più sobri, sicuramente più felici.
La nuova politica e la futura democrazia passano di qui. Da queste valli che resistono per tutti noi, ancora troppo silenti, ammorbati dal mito decotto della crescita infinita, che stentiamo a capire quanto cruciali siano quelle istanze per il futuro del nostro paese. Alla furia irrazionale e miope dell’homo oeconomicus ispiratore delle politiche bipartisan nemiche del futuro, opponiamo da decenni la forza della ragione, il buon senso, il rigore degli studi e delle conoscenze applicate in grado di smontare in pochi minuti le ragioni dei signori del cemento, notoriamente alleati con tangentisti e malavitosi, ossequiati da politici zerbino. Ma non basta. Per questo Luca adesso giace in una terapia intensiva in prognosi riservata a Torino. Grazie Luca. Grazie a tutti voi che lottate anche per noi perché avete capito prima e non vi siete tirati indietro. E soprattutto ci indicate con chiarezza il discrimine tra la buona e la cattiva politica, attraverso cui valuteremo, state certi, ogni futuro candidato e programma politico.

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