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Fermarsi è possibile: digiuno a staffetta No Tav

“Nessuno può costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro “

Lunedi 12 alle 21.00 alla Casa della Sinistra Thomas Sankara, via San Luca 15/7 Genova

La ricchezza del movimento NoTav In oltre 20 anni di movimento gli abitanti e gli amministratori della val di Susa hanno analizzato a fondo i limiti del progetto di linea Torino-Lione. Insieme ai migliori tecnici hanno cercato e trovato alternative per aumentare la capacità di trasporto dell’asse ben oltre le più rosee previsioni di flusso. Ben al di là di quello che i media hanno riferito, i NoTav hanno condiviso pubblicamente questa critica in forme di protesta creative e intelligenti, Hanno iniziato a mettere in pratica in prima persona piccoli ma significativi frammenti di nuove economie rispettose dell’ambiente, solidali e conviviali, diventando un vero e proprio laboratorio di ricerca di quel varco di uscita dall’ormai concreta e tragica crisi del modello di sviluppo che ci ha fin qui accompagnato. Perchè riguarda anche noi? Così facendo i NoTav sono diventati una speranza per tutta Italia; il simbolo di qualcosa che andava ben oltre la loro valle. Anche se abitiamo a km di distanza dunque sentiamo di dover difendere questa ricchezza e questa speranza, Qui in Liguria inoltre TAV significa “Terzo valico” linea da Genova a Tortona dal costo di 5,4 miliardi di euro. Con un costo ed un impatto ambientale molto inferiore, si potrebbero ottenere risultati rilevanti con gli ammodernamenti alle linee esistenti (5 valichi dalla Liguria verso la Val Padana). Perchè siamo arrivati a questi estremi? Nei primi anni di movimento governanti e poteri vari hanno forse pensato che se i media non avessero parlato di tutto ciò, continuando ad amplificare le posizioni di chi sosteneva la necessità dell’opera, tutto si sarebbe dissolto. Dopo il grande moto popolare per riprendere i terreni a Venaus del 2005, toccando con mano che così non era, i governanti hanno intrapreso un processo di cosidetta mediazione: confrontiamoci, ma solo con chi non mette in discussione la fattibilità dell’opera… Il tutto è naturalmente fallito. E’ allora partito un crescendo di ultimatum, fino all’esproprio forzato di parte dei terreni imposto e difeso con la forza militare; con successiva repressione verso coloro che a quell’imposizione si sono ribellati. Una strada pericolosissima perchè la violenza genera violenza, il fumo dei gas cs attira quello di fumogeni e fuochi e ai lacrimogeni lanciati ad altezza uomo rispondono pietre: finchè non si riesce più a capire chi è che ha iniziato e chi può aiutare a uscirne. E il Potere chiama legalità gli uni e violenza gli altri. E ora che fare? L’ultima illusione del Potere è che, fatto il danno e scatenato il caos, si possa uscirne usando i media come fossero napalm sulle coscienze delle masse: ” adesso vi diciamo cosa dovete pensare su cosa sia il tav e cosa siano i notav. E se non avete capito ve lo ripetiamo cento volte a sei colonne, fino a farvelo imparare a memoria “. Forse mai prima si era vista schierata e concentrata una simile potenza di fuoco mediatico. La strada della divisione della valle, con il bastone della repressione e criminalizzazione di chi non ci sta e la carota delle compensazioni verso chi si allinea, è ancor più pericolosa e illusoria. Tutto questo sporco lavoro rischia di non cambiare di una virgola il problema iniziale: non si possono costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro. Riaprire un vero confronto: l’unica strada possibile Pensiamo che la politica dovrebbe aver la forza di intraprendere l’unica strada possibile: la riapertura di un confronto reale con le popolazioni. E pensiamo che un governo legittimato da un presunto approccio tecnico, non possa rifiutare il confronto tecnico richiesto dal noto appello proposto dagli ormai mille professori e tecnici da tutta Italia. Perchè vi proponiamo un digiuno a staffetta Proponiamo un digiuno anzitutto per fare un po’ di spazio e difenderci da questo assedio mediatico; per esprimere la nostra vicinanza al movimento della Val di Susa, che di fronte al baratro della crisi del modello economico attuale prova a rallentare anzichè ad accelerare. E’ un digiuno a staffetta: ognuno fa quel che si sente; anche un piccolo atto come saltare un pasto è un fondamentale cambio di direzione, un inizio di inversione di marcia; per assumere in prima persona il cambiamento di questa economia e di questa politica che non vogliono rinnovarsi. Raccoglierci in noi stessi per unirci a altre persone che in tutta la Liguria e in altre parti d’Italia hanno intrapreso questa azione. Offriamo questa modalita’ di protesta – proposta, accanto a quelle che altri, fortunatamente, stanno sviluppando nella nostra citta’.
Per organizzare la maggiore visibilita’ di questa proposta vi invitiamo lunedi 12 alle 21.00 alla Casa della Sinistra Thomas Sankara, via San Luca 15/7 Genova ad una riunione organizzativa.

Antonio Bruno, forum sinistra europea
Luca Giusti, movimento nonviolento

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