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Acquasola, finalmente si va a processo

andreaACQUASOLA FINALMENTE SI VA A PROCESSO.

Dopo oltre 9 anni di battaglie indefesse avro’ finalmente l’onore e il piacere di sedermi in prima fila per assistere al processo penale a carico dei responsabili dello scempio dell’Acquasola. Purtroppo molti altri responsabili non ci saranno a questo processo, in particolare i politici che hanno proposto , sostenuto e votato, i responsabili degli uffi legali e molti altri funzionari. Ma per quelli attendiamo il processo presso la Corte dei Conti, anche questo imminente, dove se le accuse saranno confermate lorsignori si troveranno a pagare DI TASCA LORO  una cifra pari a circa 2 milioni e 500 mila euro che serviranno a rimettere a posto il parco una volta tanto non a spese pubbliche. Facciamo il tifo.
Una considerazione pero’ va fatta. Tutto questo non sarebbe avvenuto senza una cultura tecnica e giuridica di tipo cementizio a cui gli Amministratori , i tecnici, gli avvocati degli enti, i responsabili delle agenzie di tutela, si sono sottomessi negli ultimi 10 anni facendo di Genova e della Liguria in generale la peggiore regione in Italia nei confronti del lassismo nell’assalto al territorio, permettendo ad alcuni giornalisti d’inchiesta di coniare un neologismo ” Il Partito del Cemento “.

Molte sono le indagini e i processi in corso, molti comuni sono stati commissariati e tutti a partire da indagini su basi cementizie partite sempre dai cittadini, dalle associazioni, mai dagli organismi di tutela , che anzi in gran parte hanno dato ( e continuano a dare ) parere favorevole.
Senza una profonda riforma in primis culturale e poi anche giuridica degli organismi di tutela il ricorso alla magistratura sara’ un leit motiv per i prossimi anni.
In attesa che con la nuova legislatura si metta mano nell’ingrovigliata matassa noi cittadini continueremo nelle nostre denunce inascoltati da amministratori sordi e ciechi e da tecnici culturalmente rimasti all’eta’ della pietra. Per fortuna i magistrati non sono sordi e lavorano di buona lena.
E’ il caso dei Parchi di Nervi, dei parcheggi di piazza Solari , del palazzo in via Majorana, dell’ospedale del ponente a Cornigliano, dell’Ospedale Galliera, del ponte di Staglieno-Ponte Carrega, dei numerosi ecomostri approvati ed approvandi da questa amministrazione.
Siccome non dubitiamo delle nostre ragioni continueremo a perseguirle con passione e determinazione, certi che ” chi la dura la vince ” per l’Acquasola sarà cosi’, per molte altre pratiche “in corso” continueremo in ogni sede a dar battaglia.

Andrea Agostini
Presidente Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova

a seguire l’articolo di oggi sul secolo xix

IN ALTRI QUATTRO DAVANTI Al GIUDICI DAL 13 NOVEMBRE
Scempio Acquasola processo al direttore dei Beni culturali
L’accusa: danni al paesaggio
IL SECOLO XIX
Data        19-03-2013

PER LO SCEMPIO dell’Acquasola, causato dagli scavi propedeutici alla costruzione d’un silos che non sarà mai realizzato, finiscono alla sbarra in cinque, accusati di «violazione del codice dei beni paesaggistici» e «danneggiamento». Il processo si aprirà il 13 novembre prossimo e arriva per «citazione diretta», senza dunque il filtro del giudice per le indagini preliminari.
Gli imputati sono Maurizio Galletti, oggi direttore generale dei beni culturali e paesaggistici della Liguria, diretta emanazione del Ministero; l’ex soprintendente Giorgio Rossini, la funzionaria dello stesso ente Rita Pizzone, il dirigente del Comune Giorgio Gatti e Maria Teresa Gambino, amministratrice della società “Sistema Parcheggi” che avrebbe dovuto costruire il park.
Due i punti chiave dell’indagine sugli scavi, stoppati da una serie di ricorsi e controricorsi, mentre la superficie del cantiere è tuttora sotto sequestro. Il primo riguarda il taglio degli alberi, ed è l’aspetto che ha portato ai sigilli convalidati pure dalla Cassazione, con una pronuncia capace di fissare un precedente. Il secondo, di più ampio respiro, è incardinato sull’uso d’uno spazio considerato «bene culturale». Che
dovrebbe insomma godere d’una maggiore «protezione». E le cui caratteristiche storiche e naturalistiche sarebbero incompatibili, nell’opinione del pm Francesco Cardona Albini, con un posteggio da ricavare sotto terra.
Sulla questione specifica, diversi soprintendenti avvicendatisi negli ultimi quindici anni sostengono che l’intervento non avrebbe modificato la superficie. E c’è una scuola di pensiero che contesta la tesi secondo cui l’Acquasola avrebbe ancora le caratteristiche del giardino disegnato nell’800 da Carlo Barabi-no, l’urbanista formatosi all’accademia Ligustica che diresse personalmente la sua creazione. C’è insomma chi rimarca che, se si volesse conservare l’integrità del progetto
Barabino, bisognerebbe allora recuperare ai giardini i vialoni di viale IV Novembre, vietando il transito alle auto.
Per quanto riguarda gli alberi, di nuovo sono stati diversi i soprintendenti a esprimersi favorevolmente al progetto. Tra questi, nel 2004, proprio Galletti, che la Procura ha quindi deciso di indagare e poi spedire a processo. Insieme a lui sono finiti nei guai altri dirigenti pubblici: il collega Giorgio Rossini, la funzionaria della medesima struttura Rita Pizzone e il direttore del settore «riqualificazione urbana e politiche della casa» del Municipio genovese Giorgio Gatti.
Il primo avviso di garanzia era stato invece destinato a Maria Teresa Gambino (anche lei sarà processata), manager di quella “Sistema Parcheggi” che doveva costruire il park grazie a un accordo risalente a oltre venti anni fa, e originato da un piano oggetto d’inchieste e condanne per tangenti (con le mazzette, va precisato, gli attuali vertici di “Sistema Parcheggi” non hanno mai avuto nulla a che fare, ndr). L’impresa insistite da tempo su un dettaglio, che tuttavia non ha convinto gli inquirenti. E cioè l’aver operato con autorizzazioni di Comune e Soprintendenza appunto, indirizzando quindi su di loro la responsabilità di eventuali danni ed illeciti. Sarà con ogni probabilità la linea difensiva in aula.
M. IND.

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