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L’arancione porta sfiga dopo Biasotti anche Doria fa una brutta fine

andreaL’arancione porta sfiga dopo Biasotti anche Doria fa una brutta fine

L’ultima convulsa settimana di attività politica in Comune ha segnato in maniera evidente la fine di un sogno che forse era una fantasia ma che si è rivelata un incubo.
La prima questione è quella della rappresentatività istituzionale. Il sindaco Doria ha ricevuto un mandato elettorale che lo legittima o meglio che lo legittimava sulla base di un programma. Di questo programma il sindaco e la sua maggioranza ha fatto cartastraccia nonostante le reiterate pressanti e chiare richieste di associazioni sindacati e Comitati che un tempo forse lo hanno votato ma che oggi gli hanno chiesto in maniera inequivocabile il ritiro di una bruttissima delibera
Di fronte alle pressanti richieste dei suoi elettori e di molti elettori che hanno votato questa maggioranza in consiglio comunale la risposta è stata le porte chiuse e i carabinieri in assetto di guerra davanti alla porta di Tursi.
Questo rappresenta una svolta nei rapporti istituzionali fra amministrazione e amministrati assolutamente fondamentale ed inedita è la prima volta che a Genova dall’epoca del fascismo i cittadini sono tenuti fuori dal luogo delle decisioni con la forza e con l’uso della forza pubblica. Una cosa che farebbe venire i brividi ai padri costituenti e che sta facendo rivoltare nella tomba lo stesso padre del nostro sindaco.
In terzo luogo stiamo parlando di una delibera che nella sua stesura è un pasticcio tecnico e un in garbuglio politico totale
Chiunque abbia steso quella delibera e’ tecnicamente sprovveduto e incapace politicamente a esprimere su carta il proprio pensiero. Non c’è un pensiero in quella delibera, ci sono una serie di cose che si contraddicono fra di loro e soprattutto una evidente incapacità di sintesi politica da parte di chi dovrebbe farla: il sindaco.
È evidente che se un’amministrazione è retta da un sindaco che non ha un’idea chiara di che cosa fa, che rimanda tutto il rimandabile, che mette la polizia davanti al portone , che non riesce a esprimere un’idea condivisibile da tutta la sua maggioranza (forse perché quell’idea annunciata era solo un bluff fin dall’inizio) il disastro è assicurato.
Non si tratta di rimandare a domani o al 10 settembre si tratta di dire ai propri elettori se si intende rispettare il programma e il mandato su cui si è stati eletti e nell’impossibilità di farlo sì dica la verità’ e si abbia il coraggio di andare a casa.
Che poi le ragioni vere della rimandare tutto 10 settembre non siamo politiche ma strettamente individualistiche e personali e cioè l’indisponibilità da parte di una larga fetta dei consiglieri comunali a rinunciare alle proprie ferie per fermarsi altri due o tre giorni per votare o bocciare quella delibera è una questione che richiama all’etica della politica quella che molti consiglieri hanno dimostrato di essersi perso per strada ammesso che alcuni di loro e io ritengo che sia così quando sono stati eletti ce l’avesse. In un paese e in una città dove l’80% della popolazione non può andare in vacanza e in ferie la maggioranza in consiglio comunale non vota una delibera ritenuta fondamentale, decisiva per il futuro di Genova perché si è già prenotato (loro che possono) l’aereo, il treno l’albergo per le ferie.
Delle due l’una o la delibera è politicamente decisiva e allora chi ha delle responsabilità politiche che si e’ scelto di averle liberamente deve assumersi questa responsabilità e restare a votare oppure non è decisiva ( e in realtà ritengo che non lo fosse) Era solo un balletto di spiriti morti per cercare di far sentire la loro voce e autoconvincersi di esistere. E allora se l’interesse privato piccolo è di parte prevale sull’interesse pubblico sull’urgenza conclamata pubblica dichiarata pubblica è bene che questi pezzenti o residuati bellici della politica tornino a casa a coltivare il loro orticello e a spendersi visto che loro li hanno i loro soldi in vacanze e in altri consumi a loro più consoni’ e si lasci ad altri più degni, più credibili , più onesti politicamente, con delle idee in testa la possibilità di governare la città senza indugi e rimandi.

Andrea Agostini

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