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Le macerie a Genova dopo la delibera sulle privatizzazioni

La discussione sul bilancio preventivo 2013 del Comune ha messo in luce diversi punti che modificano l’assetto politico emerso dalle elezioni di Marco Doria a Sindaco di Genova.

Il Partito Democratico ha chiesto con forza l’approvazione prima del Bilancio, quasi ne fosse una delibera propedeutica (come la determinazione delle tariffe IMU e Tares).
Dopo alcuni tentennamenti, il 25 luglio la giunta Doria ha approvato una delibera di indirizzo, inserita prima dell’approvazione del bilancio e da discutere il martedì successivo.
Tale delibera proponeva di avviare i processi di privatizzazione di Amiu (rifiuti), Amt (trasporto pubblico), Aster (manutenzioni), Farmacie e Bagni Comunali, e confermare le partecipazioni in altre 17 aziende controllate direttamente o no.

Ed eccola, una prima discrepanza con il programma del Sindaco: la partecipazione.

L’approvazione, trascura del tutto quanto chiesto, in una prima commissione consiliare, con una petizione popolare da svariati movimenti “NO alla privatizzazione” che aspettavano l’assenso del Sindaco per procedere alla discussione della stessa.

Inoltre, non si fa alcuna menzione alla necessità di processi di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, gestito da una società controllata dalla multi utility IREN, che, a sua volta, e’ controllata in quota dalla Finanziaria FSU in cui il Comune di Genova ha il 50 per cento delle azioni
Io ho da subito dichiarato la mia contrarietà, mentre SeL e Lista Doria, altrettanto contrari al provvedimento, hanno scelto la strada emendativa del testo, arrivando a “annacquarlo” in diversi punti.
L’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle ha fatto il resto: il provvedimento e’ stato sconnesso dal bilancio e verrà discusso il 10 settembre.
L’aspetto più grave di tutta questa vicenda, e’ lo scollamento del Sindaco Doria dalla quella parte di cittadinanza che, sull’onda dei referendum del luglio 2013 contro energia nucleare e privatizzazioni, aveva percepito in lui istanze di cambiamento e di proposizione dei Beni Comuni.
L’esperienza di politiche di questo tipo ha dimostrato come, sia per l’energia sia per l’acqua, in questi anni siano diminuiti investimenti, tutele e occupazione.
Il tutto con i consigli comunali esautorati dalle politiche energetiche e dell’acqua, e con i Sindaci condizionati dagli umori di borsa.
Il punto e’ se servizio idrico, gestione dei rifiuti, energia, trasporto pubblico debbano essere condizionati dai profitti di investitori privati oppure se debbano essere gestiti esclusivamente nell’interesse dei cittadini. Nessun dubbio sulla necessità di migliorare l’efficienza, togliere eventuali rendite di posizione, aumentare il servizio verso l’utente.
I Sindaci delle primavere arancioni al nord (ma anche Pizzarrotti a Parma) accettano passivamente le politiche monetariste dei governi e della Banca Europea e sono costretti a gestire i tagli. Interiorizzando l’ideologia berlusconiana del non aumento delle tasse (verso i ricchi e la finanza), l’unica alternativa per poter mantenere parte dei servizi sociali pare essere la (s)vendita di azioni, la consegna ai profitti di settori essenziali come rifiuti, acqua, trasporti, costretti da vincoli cervellotici del patto di stabilita’. A parte a Napoli dove De Magistris ha vinto alla Corte dei Conti contro il divieto ad assumere 350 maestre.

Al momento nel bilancio 2013 non c’e ‘traccia di questo (almeno fino a settembre …), ma le prossime settimane saranno decisive per capire se il “popolo dei referendum” anche a Genova alzerà la testa e imporrà un netto cambiamento di rotta politica.
Non e’ (solo) un problema di maggioranze, in gioco e’ il futuro dei servizi pubblici locali a Genova e in Provincia.

Antonio Bruno

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