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Città Metropolitana: Opportunità o Incubo?

portoAll’inizio del prossimo anno entrerà in vigore la città metropolitana di Genova, sostituendo di fatto la Provincia.
Erano gli inizi degli anni novanta quando si inizio’ a discutere di città metropolitane. Fu una stagione, breve ma intensa, di speranza di cambiamento.
L’idea era quella di affrontare i problemi al loro livello di complessità: alcuni servizi hanno senso se gestiti e partecipati a livello metropolitano, altri devono essere portati al livello piu’ vicino ai cittadini per permettere loro la piu’ ampia partecipazione.
Il Comune di Genova (la Grande Genova Fascista del 1926, che annullo’ le autonomie delle città vicine a Genova Centro avviando lo sviluppo diseguale degli ultimi decenni: residenza sulle alture di Genova e a Levante, Produzione, Servizi e Servitù nelle Vallate e nel Ponente socialisti) dimostrava anche allora i limiti di gestione e di partecipazione che si sono acuiti in questi ultimi decenni.
I cittadini sentono sempre piu’ distanti la macchina comunale, sono chiamati ogni cinque anni a delegare, i poteri accentrando il luogo decisionale sono in grado più facilmente di imporre le proprie scelte, anche quando sono palesemente irrazionali e insostenibili (come la Gronda autostradale di Ponente).
E’ per questo che agli inizi degli anni novanta si previde la città Metropolitana e Genova divisa in cinque Comuni, in modo da avvicinare il potere decisionale alle istanze delle vecchie città.
La legge Del Rio istitutiva delle città metropolitane va in senso opposto: il consiglio non e’ eletto dalla cittadinanza ma dai consiglieri comunali dei singoli comuni (eletti a loro volta con legge maggioritaria), le liste devono essere presentate da un numero altissimo di consiglieri (almeno un quinto del corpo elettorale), le città si troveranno con fondi tagliatissimi (la chiusura delle scuole al sabato e’ solo la punta dell’isbeerg di quello che ci dobbiamo aspettare).
Il rischio è che questi organismi siano funzionali alla gestione dei tagli e delle privatizzazione dei servizi pubblici, allontanando ancora di piu’ i cittadini dai luoghi decisionali.
In questo quadro la proposta di una lista “bulgara” (lista unica tanti candidati tanti eletti) in cui i partiti maggiormente (al momento) votati si spartiscono i posti, puo’ sembrare funzionale a questo disegno.
Altra cosa potrebbe essere se tutte le forze politiche nominassero 18 “saggi” con il compito di scrivere uno Statuto in cui il suffragio tornasse universale (e quindi il Comune di Genova si spacchettasse in cinque), fossero introdotti meccanismi di partecipazione diretta come referendum propositivo e organismi di gestione dei servizi pubblici realmente partecipati da lavoratori e cittadini.
In Provincia di Genova ci sono molti consiglieri che hanno eletto anche sindaci che si battono per l’acqua pubblica contro la gestione privatistica e finanziaria di Iren, che si oppongono alle Grandi Opere inulti e costose, che rivendicano partecipazione e democrazia.
Spero che alziamo la testa insieme e cerchiamo di far diventare la città metropolitana da Incubo a Opportunità.

Antonio Bruno, Consigliere Comunale di Genova

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