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Il Puc della Decrescita Infelice: la mia dichiarazione di voto

antonio2smallAl crepuscolo della mia attivita’ politica mi tocca sottolineare come termini e parole possano essere ambigui.
Durante questo dibattito abbiamo sentito parlare di blocco della crescita e di consumo suolo zero.
Sono parole che, per un certo periodo, hanno avuto un fascino.
Infatti oggi molti le usano anche per descrivere iniziative non del tutto coerenti.
E’ il caso della proposta che abbiamo alle nostra mani.
Si parla di consumo zero del territorio, ma nello stesso tempo si dichiarano come obiettivi invarianti, fondati il piano due opere che di consumo ne fanno abbastanza: milioni di metri cubi di terra movimentati, ingentissimi riempimenti, viadotti, piloni in alveo, fangodotti di amianto in giro per il Polcevera.
Sto parlando, ovviamente, di Gronda e Alta velocita’ ferroviaria da Fegino a Tortona. Opere inserite aprioristicamente come fondanti il PUC, nonostante l’inconsistenza degli studi trasportistici e una seria analisi costi benefici.
E poi le case al Nuovo Galliera e il centro commerciale nella Nuova Sestri.
Di fronte a questo non possiamo accontentarci di qualche giardinetto in piu’ o di qualche previsione di casa in meno.
La mancanza di una prospettiva economica e sociale di integrazione con tutto il Mediterraneo, la subordinazione alle politiche di austerita’, l’accettazione della supremazia del privato sul pubblico, la condivisione delle delocalizzazioni nel sud del mondo e dell’arroganza delle multinazionali (vedi Esa Ote, Piaggio ad esempio) condannano questa citta’ alla Decrescita Infelice.
La decrescita dovuta alla voracita’ delle multinazionali e delle istituzioni finanziarie.
Tutto il contrario di quello che auspichiamo: come scrive un possibile candidato alle regionali: programmazione partecipata al posto della mera amministrazione e della gestione del consenso; rapporto limpido tra maggioranza e opposizione invece della cappa consociativa; economia della bellezza-un grande piano di piccole opere alternative alle grandi opere costose e inutili, lotta al dissesto idrogeologico, rilancio dell’entroterra, rigenerazione delle periferie, energie rinnovabili, turismo sostenibile, cultura creativa- al posto di quella del cemento; industria tecnologica ed ecologica al posto di quella inquinante; nuove forme di protezione sociale come il reddito minimo al posto del vecchio welfare… Novità e rottura, ma anche ancoraggio alla “tradizione” della difesa dei ceti popolari

antonio bruno
consigliere comunale Genova
Forum Sinistra Europea – FdS
http://www.altraliguria.it

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