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Archive for giugno 2015

Tassa rifiuti: paghiamo anche i profitti degli investimenti e la differenziata diminuisce

antonioterzovalicoproposta delibera N.2015-DL197 del 11/06/2015

Costo complessivo 126,555 milioni di euro (parte fissa 72,9%, parte variabile 27,1 %).
Il costo complessivo e’ di 11,530 milioni di euro superiore a quello del 2014, dovuto in gran parte al conferimento fuori regione dei rifiuti indifferenziati dopo la chiusura della discarica di Scarpino.
Inoltre, vengono aggiunti 3,052 milioni di euro calcolati come “Remunerazione del Capitale Investito”, in barba alla volonta’ della maggioranza dei genovesi che nel 2011 votarono per l’eliminazione della remunerazione del capitale investito nelle tariffe del servizio idrico il finanziaria, esprimendosi, ovviamente, su tutte le remunerazioni di capitale investito (cioe’ il profitto) nei servizi pubblici.
La percentuale media di raccolta differenziata nel comune di Genova raggiunge il 33,8%, mentre l’anno prima 2014 era il 34,3% !!!! La normativa nazionale prevedeva il raggiungimento del 65% nel 2012 !!!!
In tutto 105.714 tonnellate (13.228 vetro, 39.192 carta e cartone, 9.918 lattine e plastica, 12.480 scarti da cucina, verde e alghe, 848 metalli, 3.404 RAEE – rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, 11.591 legno, 1,124 tessili, 1.390 altri rifiuti – pile, farmaci, toner.. – 8.247 inerti, 4.302 ingombrati a recupero.
Non ho trovato l’ammontare dell’ecotassa che viene pagata per il mancato raggiungimento dei limiti di legge.
Nel 2014 sono state smaltite a Scarpino circa 170.700 tonnellate di rifiuti urbani di Genova e 35.200 tonnellate di rifiuti provenienti da impianti di fuori regione.
Nel corso del 2015 verranno avviate le attivita’ necessarie per la realizzazione di un nuovo impianto di trattamento dei rifiuti. Tale impianto sara’ realizzato presso Scarpino, propedeutico alla gestione della nuova discarica Scarpino 3. Inizialmente era prevista la realizzazione (transitoria) di impianti di separazione secco-umido presso Volpara e Rialzo. A seguito delle mutate normative sul trattamento e delle difficolta’ tecniche che si venivano a manifestare l’azienda ha sospeso l’iter di aggiudicazione della gara per la fornitura degli impianti indicati, orientandosi alla realizzazione di un impianto nel polo impiantistico di Scarpino.
Verranno implementate “postazioni multi raccolta” con l’acquisto di nuovi contenitori e cassonetti.
Quindi non vengono previste raccolte porta a porta e pertanto non si passa alla tariffazione puntuale (ognuno paga per i rifiuti che produce).

Antonio Bruno

Delibera lavoratori partecipate: l’unica azione sensata e’ ritirarla

antonioterzovalicoProsegue il botta e risposta tra sindacati e amministrazione Doria in merito alla delibera sul contenimento del costo di lavoro nelle aziende partecipate del comune di Genova.
La maggioranza ha presentato un emendamento che elimina l’automatismo del blocco dei salari.
Questo e’ insufficiente, perche’ la delibera prevede di contrattare azienda per azienda il blocco dei salari per i lavoratori, mentre per i dirigenti e’ piu’ blanda e prevede un disimpegno del controllo politico da parte della Giunta sul Piano Operativo Aziendale, che rimane in mano esclusivamente ai consigli di amministrazione.
Parafrasando un importante leader spirituale, “la tecnocrazia che mescola partiti e affari ha saccheggiato le risorse delle aziende che si occupano di servizi pubblici e i lavoratori (e dopo gli utenti) pagano il salvataggio di queste aziende”.
L’unica cosa sensata che la Giunta puo’ fare e’ ritirare la delibera e procedere a processi di ripublicizzazione e di coinvolgimento di lavoratori e utenti per la riqualificazione dei servizi pubblici essenziali.

Antonio Bruno

L’Ance faccia un po’ di pulizia

andreaL’Ance faccia un po’ di pulizia
Ho letto un curioso articolo pubblicato sul Secolo in cui il presidente dell’Ance Delle Piane si esprime con vigore a proposito di vincoli ottusi imposti anche su richiesta di cittadini, comitati e associazioni (di cui mi onoro di far parte). Quando si parla di vincoli, si sottintende leggi che, buone o cattive che siano, dovrebbero essere rispettate e che, notoriamente, molti costruttori non hanno e non rispettano tuttora. Ora, è evidente che non intendo occuparmi di un’associazione che non è la mia, ma certo se l’Ance avesse fatto, o sotto la guida di Delle Piane facesse pulizia al suo interno, la credibilità del presidente ne trarrebbe giovamento. Egli cita due questioni davvero emblematiche: la vicenda dell’ex mercato di corso Sardegna, per cui stiamo
chiedendo l’estensione del vincolo, e l’edificio dell’Hennebique. Per il primo, ricordo al presidente che il piano regolatore di Genova del 2000 prevedeva che l’area dei mercati generali diventasse un parco, con alcune funzioni sociali a cornice. Successivamente, una scelta controversa della
Giunta Pericu, confermata dalla Giunta Vincenzi, prevedeva per quell’area un bombardamento di cemento senza pari. Ovviamente, nessun costruttore, meno che meno Delle Piane, ebbe nulla da ridire; siamo stati noi, i soliti ambientalisti che, denunciando il fatto che si volesse costruire l’ennesimo moloc di cemento in piena zona alluvionabile, abbiamo bloccato l’ennesimo scempio cementifero. Per l’Hennebique stesso discorso: sarebbe dovuto diventare un’importante sede universitaria. L’operazione è saltata e l’Università ci ha ri-
messo anche dei soldi. Quell’area fa parte di un progetto ad alto tasso speculativo, insieme con Ponte Parodi. Una nuova Fiumara che, come la precedente, distruggerà le potenzialità del quartiere e aumenterà l’ingorgo perenne per l’affluenza in zona dei consumatori autotrasportati. E’ questo il progetto che Ance sostiene? Be’, noi siamo sempre più stufi che la città continui a pagare
prezzi elevatissimi per le fortune di speculatori fondiari e costruttori privi di credibilità per quello che hanno fatto, che fanno e, soprattutto per quello che “non” fanno e “non” dicono. Non si dovrebbe fare di tutta l’erba un fascio. Ma quando il presidente parla rappresenta tutti, anche quelli che dialogano con noi e non si prestano a coprire operazioni distruttive per la città.

ANDREA AGOSTINI
VICEPRESIDENTE CIRCOLO NUOVA ECOLOGIA LEGAMBIENTE GENOVA

Partecipate Comune di Genova: Una delibera che penalizza i lavoratori e dimentica il referendum contro le privatizzazioni

 

antonioterzovalicoLa delibera che la Giunta Doria porta in votazione martedi prossimo in consiglio comunale di Genova penalizza i lavoratori, dimentica il referendum contro le privatizzazioni di 4 anni or sono, non si pone il problema di migliorare il servizio per gli utenti.
Per assecondare la legge di stabilita’ che, accogliendo l’austerita’ della Troika, affronta in termini esclusivamente ragionieristici la gestione dei servizi pubblici, la Giunta Doria propone al consiglio comunale di Genova una delibera che impone il blocco salariale per i dipendenti (per i dirigenti si fa appello al loro buon cuore), non pone alcun obiettivo di efficientamento e innovazione per i servizi pubblici.
Le misure vengono assunte retroattivamente all’inizio di questo anno.
Inoltre si sgancia l’approvazione del Piano Operativo aziendale dall’approvazione della Giunta Comunale, andando in direzione ostinata e contraria al sentimento referendaro che 4 anni fa aveva chiesto processi di ripubblicizzazione, che venissero esclusi i profitti dalla gestione di acqua, rifiuti, trasporti, sanita’ e che si iniziasse una gestione partecipata anche da lavoratori e utenti.
Tutto il contrario ai contenuti di questa delibera.

Capitali, immigrati, sfigati

antonioterzovalicoIn un pianeta dove i capitali finanziari possono andare dove vogliono e distruggere intere economie e mettere alla fame pensionati, lavoratori, precari, il Potere cerca di farci diventare degli sfigati che guardano ai poveri che arrivano dalle nazioni a cui facciamo guerra. Ci vorrebbe una forte pressione perche’ la Francia ritirasse la polizia dal varco di Ventimiglia per far andare le persone li’ ammassate dove vogliono e che lo Stato (la Regione, gli enti locali) lanciassero una grande Politica di messa in sicurezza del territorio, finanziando liguri e migranti (quei pochi) che vogliano vivere nelle campagne, produrre per le loro famiglie e salvarci dalle alluvioni.

Antonio Bruno

Categorie:Comunicati stampa

LEGAMBIENTE: ESPOSTO CONTRO IL BRICOMAN A PONTE CARREGA

bricoL’anno scorso un esposto alla Procura della Repubblica, adesso un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti. Al centro c’è sempre il Bricoman, l’enorme struttura commerciale di prodotti tecnici per la casa, inaugurata il 27 maggio scorso nell’area che un tempo era occupata dall’Italcementi, vicino a ponte Carrega in Valbisagno, e già al centro di molte polemiche e proteste.
Alla Corte dei Conti si è rivolto Andrea Agostini, vicepresidente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente Genova, che chiede alla magistratura contabile di verificare eventuali danni al patrimonio pubblico connessi alla costruzione del Bricoman, il “mostro” di cemento, come è stato definito fin dall’inizio dagli abitanti della zona. L’esponente di Legambiente evidenzia “in primis” il fatto che la costruzione ha avuto il via libera «con la motivazione della riqualificazione dell’area e dell’occupazione. Ma appare incongruo – osserva -che la riqualificazione non sia stata imposta all’Ilalcementi» dalle istituzioni locali «0 era tutto a posto – continua Agostini – e allora non regge il discorso della riqualificazione, o altrimenti si tratta di omissioni d’atti d’ufficio e di danni erariali conseguenti». L’autore dell’esposto segnala anche che durante i lavori la movimentazioni di terre di scavo era stata affidata alla EcoGe, società in liquidazione il titolare della quale, Gino Mamone, è coinvolto in diverse inchieste giudiziarie (l’ultima di cui si ha notizia riguarda un presunto traffico illecito di terre fra Liguria e Piemonte), e poi si sofferma sull’impatto che la nuova costruzione ha già avuto e potrebbe avere sul territorio. «Il Bricoman – osserva Agostini – è costruito nell’area del rio Mermi, affluente del Bisagno». E, infatti, la messa in sicurezza dell’asta terminale del rio era l’onere di urbanizzazione chiesto da Tursi per questa operazione. «Per permettere la costruzione, salvaguardando i noti problemi di sicurezza del territorio (più volte esondazioni hanno allagato il quartiere), è stato costruito un vero e proprio taboga in cemento armato che incanala il rio – spiega Agostini -. Nello stesso tempo è sparito alla vista (ma non allo scorrimeno) il rio senza nome che è un affluente del Mermi. Purtroppo per i cittadini i calcoli fatti sono quelli della portata massima dell’onda di piena duecentennale. Questo ha comportato che, senza un intervento massiccio e costoso sui versanti del rio, i suddetti si sono scaricati a valle – tecnici e amministratori hanno approvalo la variante urbanistica per introdurre la funzione commerciale nell’area apparentemente senza tener conto a sufficiaiza del problema -. E risultato è stato quello ampiamente prevedibile: l’autunno scorso allagamento della zona, fango ovunque e costi pubblici per rimettere a posto, oltre che danni ai privati». E, secondo l’ambientalista, proprio la mancata messa in sicurezza dei versanti, con l’arrivo delle piogge autunnali, potrebbe provocare nuove inondazioni.
A tutto questi si aggiunge poi l’impatto visivo che balza immediatamente agli occhi di chi si trovi a passare di lì anche ad una certa distanza: «È a tutti evidente -sottolinea Agostini – una grave alterazione della prospettiva paesaggistica perché detto supermercato viene a chiudere una valle boscosa e si affianca allo storico paesino di Montesignano che risale ad alcumi secoli fa, affiancandosi al verde boscoso e alle case della tradizione della valle con una imponente facciata di colore blu e rossa alta alcuni piani e del tutto avulsa dal contesto. Non si comprende proprio come la Soprintendenza abbia potuto dare la propria approvazione ad un simile ‘moloch” di cemento piantato in una valletta boscosa». Domande alle quali adesso cercherà risposte la Corte dei Conti.
[a.c]
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Il Cociv distrugge presidio No Tav a Pontedecimo in spregio al regolamento del verde

antonioterzovalicoProprio il giorno dopo le dichiarazioni del Sindaco di Genova Marco Doria che chiede al governo di accelerare sul Terzo Valico, il consorzio Cociv ha proceduto allo smantellamento del presidio No TAV di via Conizugna abbattendo un muro e alcuni alberi.
Bisogno essere proprio ostinati a continuare i lavori per un’opera, bocciata tre volte in Valutazione Impatto Ambientale che costa come la ricostruzione della striscia di Gaza, nonostante non siano finanziate le gallerie dove passerebbe il treno. In spregio a tutti i regolamenti, compresa quello del verde che proibisce di abbattere gli alberi con nidi, cosi’ come quelli che stanno per essere tagliati proprio adesso. Qualcuno potrebbe sorridere, a ragione, ma Al Capone fu incarcerato per reati fiscali….

Antonio Bruno

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