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LEGAMBIENTE: ESPOSTO CONTRO IL BRICOMAN A PONTE CARREGA

bricoL’anno scorso un esposto alla Procura della Repubblica, adesso un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti. Al centro c’è sempre il Bricoman, l’enorme struttura commerciale di prodotti tecnici per la casa, inaugurata il 27 maggio scorso nell’area che un tempo era occupata dall’Italcementi, vicino a ponte Carrega in Valbisagno, e già al centro di molte polemiche e proteste.
Alla Corte dei Conti si è rivolto Andrea Agostini, vicepresidente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente Genova, che chiede alla magistratura contabile di verificare eventuali danni al patrimonio pubblico connessi alla costruzione del Bricoman, il “mostro” di cemento, come è stato definito fin dall’inizio dagli abitanti della zona. L’esponente di Legambiente evidenzia “in primis” il fatto che la costruzione ha avuto il via libera «con la motivazione della riqualificazione dell’area e dell’occupazione. Ma appare incongruo – osserva -che la riqualificazione non sia stata imposta all’Ilalcementi» dalle istituzioni locali «0 era tutto a posto – continua Agostini – e allora non regge il discorso della riqualificazione, o altrimenti si tratta di omissioni d’atti d’ufficio e di danni erariali conseguenti». L’autore dell’esposto segnala anche che durante i lavori la movimentazioni di terre di scavo era stata affidata alla EcoGe, società in liquidazione il titolare della quale, Gino Mamone, è coinvolto in diverse inchieste giudiziarie (l’ultima di cui si ha notizia riguarda un presunto traffico illecito di terre fra Liguria e Piemonte), e poi si sofferma sull’impatto che la nuova costruzione ha già avuto e potrebbe avere sul territorio. «Il Bricoman – osserva Agostini – è costruito nell’area del rio Mermi, affluente del Bisagno». E, infatti, la messa in sicurezza dell’asta terminale del rio era l’onere di urbanizzazione chiesto da Tursi per questa operazione. «Per permettere la costruzione, salvaguardando i noti problemi di sicurezza del territorio (più volte esondazioni hanno allagato il quartiere), è stato costruito un vero e proprio taboga in cemento armato che incanala il rio – spiega Agostini -. Nello stesso tempo è sparito alla vista (ma non allo scorrimeno) il rio senza nome che è un affluente del Mermi. Purtroppo per i cittadini i calcoli fatti sono quelli della portata massima dell’onda di piena duecentennale. Questo ha comportato che, senza un intervento massiccio e costoso sui versanti del rio, i suddetti si sono scaricati a valle – tecnici e amministratori hanno approvalo la variante urbanistica per introdurre la funzione commerciale nell’area apparentemente senza tener conto a sufficiaiza del problema -. E risultato è stato quello ampiamente prevedibile: l’autunno scorso allagamento della zona, fango ovunque e costi pubblici per rimettere a posto, oltre che danni ai privati». E, secondo l’ambientalista, proprio la mancata messa in sicurezza dei versanti, con l’arrivo delle piogge autunnali, potrebbe provocare nuove inondazioni.
A tutto questi si aggiunge poi l’impatto visivo che balza immediatamente agli occhi di chi si trovi a passare di lì anche ad una certa distanza: «È a tutti evidente -sottolinea Agostini – una grave alterazione della prospettiva paesaggistica perché detto supermercato viene a chiudere una valle boscosa e si affianca allo storico paesino di Montesignano che risale ad alcumi secoli fa, affiancandosi al verde boscoso e alle case della tradizione della valle con una imponente facciata di colore blu e rossa alta alcuni piani e del tutto avulsa dal contesto. Non si comprende proprio come la Soprintendenza abbia potuto dare la propria approvazione ad un simile ‘moloch” di cemento piantato in una valletta boscosa». Domande alle quali adesso cercherà risposte la Corte dei Conti.
[a.c]

RICONVERSIONE DI CEMENTO

IL PRECEDENTE

L’operazione che ha portato alla realizzazione del gigante di cemento che ospita il Bricoman è una delle tante con le quali a Genova si sono trasformate aree produttive in aree commerciali o parzialmente commerciali. Quella dove è stato costruito il Bricoman è, infatti, l’area dell’ex Italcementi e nel 2011, all’epoca della giunta Vincenzi, il consiglio comunale approvò la variante urbanistica necessaria a introdurre anche la funzione commerciale in un’area che fino ad allora era solo produttiva. Gli ambientalisti e gli abitanti della zona, attraverso l’associazione Amici di Ponte Carrega, si sono opposti duramente ma inutilmente a questa operazione – autorizzata dalle istituzioni e realizzata da Coopsette per conto di Bricoman Italia – denunciando lo sbancamento di una collina e l’impatto che può avere sulla Valbisagno un’altra cementificazione, con l’incremento di traffico determinato dall’apertura di una nuova struttura commerciale

NEL 2014 DENUNCIA PER GLI ALLAGAMENTI
A gennaio del 2014 l’associazione Amici di Ponte Carrega aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Genova per chiedere ai magistrati di accertare eventuali responsabilità per gli allagamenti che si erano verificati il 26 dicembre 2013 nell’area del cantiere allora in corso per la costruzione del Bricoman. In seguito alle forti piogge che si erano abbattute sulla città, infatti, masse di acqua e fango si erano spostate dall’area dei lavori e avevano raggiunto anche abitazioni della zona, allarmando gli abitanti. Gli Amici di Ponte Carrega sono stati protagonisti di una lunga battaglia (persa) per cercare di bloccare la costruzione di questo nuovo colosso di cemento in Valbisagno.

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  1. aldocannav
    24 giugno 2015 alle 22:03

    Permettere la cementificazione in zona alluvionale è un comportamento irresponsabile.

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