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Acquasola: quel che insegna battersi e coronare un sogno

andrealberoACQUASOLA: QUEL CHE INSEGNA BATTERSI E CORONARE UN SOGNO
DAL SECOLOXIX  23-12-2015
ANDREA AGOSTINI

Era il 2003 ed eravamo in tre : io, Renata, una generosa signora amante degli animali, e Gianni, un impiegato del Comune. È cominciata così e nessuno di noi pensava, a quel tempo, che sarebbe durata 12 anni e che avremmo vinto. Ed invece è andata così. Quando ti trovi contro il Municipio, il Comune, la Provincia, la Regione, quasi tutti i partiti e una immensa fetta di tecnici, finti controllori, ossequiosi servi del padrone di turno e magari anche qualche (ma pochi) personaggio in buona fede, i privati, i grandi avvocati, i giuristi delle istituzioni sempre pronti a costituirsi in tribunale contro di noi, i tecnici delle istituzioni e delle agenzie di
controllo a controfirmare tutto, a sostenere le pubbliche sparate dello sprovveduto di turno, tipo i dieci milioni di danni a carico del Comune o la ricaduta sul portafoglio di tutti i consiglieri comunali di azioni di revoca (questo è stato un elemento decisivo: mi è stato chiesto pubblicamente in consiglio comunale di garantire un fido ai consiglieri in caso di danni da pagare, cosa che ho puntualmente e pubblicamente accettato, ma c’è stato
chi non ha avuto fiducia ), beh quando le condizioni di partenza sono queste, la strada è tutta in salita.
Eppure un pezzo per volta, un gradino e un soldino per volta, dopo dodici anni siamo qui a dire “Abbiamo vinto!”. Era un sogno, ma se ti
batti per un sogno vale sempre la pena, se si avvera è uno sballo! Sono cose che molti burocrati, politici, tecnici e persone normalissime non capiscono, menti azzerate da decenni di sconfitte, carriere costruite sull’incapacità palese ma collusivamente mai denunciata, sull’impunità garantita. Ebbene la sentenza sull’Acquasola oggi fa giustizia, dice che avevamo ragione, altre sentenze confermeranno le nostre ragioni in molte battaglie in corso, perché è chiaro: se ti batti e sei disposto ad andare fino in fondo, se non tradisci i tuoi ideali, alla fine vinci tu.
Quindi godiamo e prepariamoci alle molte sfide che ci attendono, perché i nostri avversari sono sempre lì: i cementificatori, i giuristi asserviti al pensiero unico del cemento, i tecnici culturalmente fermi alla loro tesi di laurea pronti a cambiare fede e cavallo al momento opportuno, i politici incapaci, sono sempre lì ad ammini-
strare. Non uno dei numerosi votanti come un sol uomo a favore del cemento ha ammesso pubblicamente il proprio errore, ci ha ringraziato perla lotta fatta, nel migliore dei casi parlano di svolte, di guardare al futuro, di lasciar perdere il passato (il loro).
Beh, non credeteci : chi non ha il coraggio di ammettere i propri errori, chi dà la colpa agli altri, chi fa finta di niente, è pronto a rifarlo. Per la coerenza ci vuole coraggio, anche di ammettere i propri errori, lor signori non ce l’hanno e continuano or qui or là, a
piazzarci cemento, a costituirsi contro i cittadini, a fare accordi di caminetto, a frequentare gli studi privati dei grandi architetti per uscirsene con qualche altra mirabolante magia per perpetuare il loro ruolo di illusionisti.
Ma ancora una volta, che siamo in tre, in trecento o in tremila ci trovano, ancora una volta varrà la pena di battersi per sconfiggere i piazzisti della politica e i loro servi, siamo già in piazza, in tribunale, sui giornali e ancora una volta pagheranno loro.
Perchè ogni tanto (non sempre ) la giustizia è giusta e arriva.
L’autore è vice presidente circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova
VIZIANO: ” POLITICI RESPONSABILI MA A PAGARE E’ LA CITTA’
“Alla fine chi ci ha perso nella vicenda del parcheggio dell’Acquasola è la città, mentre la principale imputata, la politica non ha pagato”. La denuncia è di Davide Viziano, imprenditore edile genovese, presidente del gruppo che porta il nome della sua famiglia, cintrario fin dall’inizio al progetto del megasilos sotto l’Acquasola. E’ indignato per l’epilogo della vicenda: Io ho sempre pensato che fosse sbagliato costruire quel parcheggio a rotazione – ricorda – . Meglio sarebbe stato, se mai, un parcheggio per residenti. Ma la conclusione di questa vicenda è paradossale, perchè a pagare il prezzp più alto è la città, visto che il Comune deve risarcire con circa 2 milioni l’impresa costruttrice e che il parco è ridotto a un letamaio.E adesso il tribunale ha condannato quattro funzionari pubblici e l’imprenditore, mentre la politica, che ha le responsabilità più gravi, è sparita dall’orizzonte”
Viziano si riferisce alla sentenza di lunedi scorso che ha condannato a 6 mesi di reclusione ( la pena è sospesa per la condizionale), la rappresentante legale della Sistema Parcheggi, Maria Teresa Gambino, gli ex sovtintendenti Giorgio Rossini e Maurizo Galletti, e gli ex funzionari di Sovrintendenza e Comune , Rita Pizzone e Giorgio Gatti, per aver violato una norma del codice dei beni culturali. “Il danno ambientale c’è se si fanno le cose male – osserva Viziano – Comunque le responsabilità di tutto questo sono della politica, che ha deciso di far costruire sotto un parco storico un parcheggio a rotazione, facendo una scelta sbagliata. E , invece – sottolinea – pagano un imprenditore che stava facendo realizzare un progetto autorizzato, e quattro funzionari pubblici. Il funzionario del comune non aveva certo il potere di bloccare un’opera approvata anche dal consiglio comunale, così come non poteva impedirlo la funzionaria della Sovrintendenza e gli ex sovrintendenti forse avrebbero potuto esaminare meglio il progetto, ma non sono certo loro i responsabili di quanto è accaduto. Quanto agli ambientalisti, adesso dovrebbero occuparsi anche della risistemazione del parco”. Ma ora che il danno è fatto, bisogna almeno imparare qualcosa da questa vicenda.
“La prima lezione è che si devono fare cose che abbiano un senso e, secondo me, un parcheggio a rotazione sotto l’Acquasola non lo aveva – osserva Viziano-. Ma se la politica avesse fatto meglio, almeno ci si sarebbe potuti fermare prima ed evitare che il parco si degradasse così. E poi bisogna smetterla di litigare ogni volta che in questa città si deve fare qualcosa, e dire basta ad opere di bassa qualità. Si devono fare bene cose che abbiano un senso”.
annamaria coluccia

 

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