Archivio

Archive for febbraio 2016

Bruno e Pastorino: c’è un’alternativa alla privatizzazione della gestione dei rifiuti

Si avvicina il momento in cui la maggioranza arancione di centro sinistra proporrà al Consiglio l’ingresso (senza gara pubblica) di Iren dentro la partecipazione azionaria di Amiu, la società che gestisce raccolta e smaltimento dei rifiuti nella città di Genova.
L’immobilismo di vari amministrazioni di centro sinistra (nel passato speravano di costruire un inceneritore) ha portato a una grave situazione che oggi verrebbe sanata dall’ingresso di una multiutility (pesantemente indebitata
d’altronde).
L’unica discussione all’interno della giunta Doria pare essere solo la quota maggiore o meno al 50 per cento. Aspetto praticamente irrilevante, visto il peso che i Sindaci e le assemblee elettive hanno gia’ ora sulle scelte di Iren.
Nel frattempo si sta preparando il terreno.
Un funzionario della città metropolitana (criticato per non aver ancora sbloccato la Autorizzazione Integrata Ambientale per la discarica di Scarpino) viene rimosso da quell’incarico dal presidente della Città Metropolitana Marco Doria e sostituito da una funzionaria del Comune di Genova il cui Sindaco è … Marco Doria (che scalpita per ottenere la riapertura della discarica sottoposta a pesanti inchieste da parte della magistratura).

Inoltre, Amiu sta progettando gli impianti di pretrattamento in modo da favorire l’ingresso di Iren dentro la società.
Infatti, AMIU prevede un impianto di separazione secco-umido sovradimensionato ed uno di digestione anaerobica sottodimensionato, come osservato dalla stessa Regione nei documenti della commissione d’inchiesta parlamentare.
Il dimensionamento degli impianti di separazione secco-umido del rifiuto indifferenziato e quello di digestione anaerobica fatto dalla regione è calcolato su una RD del 65%. (vedi allegato progetto impiantistica regione-Amiu)
Questo significa che AMIU programmaticamente non intende giungere al 65% di RD !!!!!

Il motivo  è che IREN possiede gli inceneritori di Parma e Torino e che il conferimento dei rifiuti genovesi consente a IREN dei lauti guadagni, anche in  considerazione del fatto che questi inceneritori sono sottoutilizzati, che
ovviamente pagheranno i cittadini genovesi continuando ad esportare i rifiuti.

Forse è Iren che ha bisogno di AMIU, più di quanto Amiu abbia bisogno di Iren.

E questo porterà a non raggiungere i minimi di legge per la  raccolta differenziata, alte tariffe di conferimento, nessun controllo dei cittadini e delle istituzioni sulle scelte aziendali.

Rimane il problema del finanziamento degli impianti.
Come descritto negli atti della commissione parlamentare di inchiesta (vedi allegato estratto commissione inchiesta) la stessa Amiu, per bocca del suo Presidente Marco Castagna, prevedeva due soluzioni: “Dal punto di vista politico-aziendale si stanno valutando due opzioni, entrambe teoricamente percorribili. La prima è l’individuazione di un
partner nel caso in cui si volesse creare una società ad hoc per la realizzazione del biodigestore, con una capacità di investimento esterna, finalizzata solo alla realizzazione dell’impianto.
Di questa società AMIU potrebbe essere parte e avere un rapporto da società a società. L’altra ipotesi è un aumento di capitale di AMIU dovuto a soggetti interessati a conferire risorse, che acquisirebbero azioni di AMIU.  (pagina
45)
Successivamente il Presidente Castagna ha sostenuto che il suo mandato prevedeva di perseguire la seconda opzione. Traduzione: la scelta politica del Sindaco Marco Doria e della sua maggioranza è quella di procedere alla
privatizzazione della società.
Ci vogliamo soffermare sulla opzione scartata che eviterebbe l’ingresso in società di una multiutility gestita da fondi privati e banche.
Impianti a gara aperta a società di impiantistica industriale disponibili a finanziare integralmente la realizzazione degli impianti stessi. Recupero  dell’investimento con utile d’impresa tramite gestione di 12-15 anni dell’impianto stesso con società mista impiantista vincitore gara-AMIU. (sostanzialmente un project-financing).

Vantaggi:
– chi vince la gara è una azienda che sa realizzare gli impianti (partener industriale)
– è interesse del realizzatore fare un impianto ben fatto, altrimenti non rientra del capitale investito
– la gestione mista garantisce una gestione tecnica valida, ma nello stesso tempo consente a personale AMIU di imparare a gestire impianti industriali per poi rendersi indipendenti
– non sposi a vita una ditta come nel caso di ingresso di un partner nel capitale sociale, ma è una convivenza a tempo (il tempo di ammortamento dell’investimento fissato a priori nella gara).

Si poteva, a nostro avviso, e si può ancora oggi reperire i capitali tramite
a) finanziamento dell’opera tramite fondi europei
oppure
b) finanziamento tramite sistema bancario o cassa depositi e prestiti con fideiussione del Comune

In ogni caso esprimiamo la nostra più assoluta contrarietà a processi di privatizzazione anche parziale delle aziende che gestiscono servizi pubblici:
a) per rispetto del referendum detto sull’acqua, ma che in realtà riguardava tutti i servizi di pubblica utilità, dove la maggioranza dei cittadini italiani ha detto che i servizi pubblici devono essere gestiti da società pubblica senza
scopo di lucro
b) per consentire la reale partecipazione dei cittadini e degli enti locali
alle scelte strategiche delle aziende di servizio.

I Consiglieri Comunali
Antonio Bruno  Giampiero Pastorino

Dirigenza Iren diserta commissione Comune Genova: è la privatizzazione….

Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sulla capacità di controllo di cittadini, assemblee elettive, Sindaci su multiutility che gestiscono servizi pubblici, la mattinata di oggi è stata una conferma.
La dirigenza di Iren si è rifiutata di confrontarsi in Commissione Consiliare di Genova sulle politiche sindacali.
I sindacati lamentano lo stesso atteggiamento di autosufficienza.
Immaginate cosa succederà quando sarà proprio Iren a determinare la gestione dei rifiuti.
E’ una conferma della nostra piu’ ferma opposizione all’ingresso di Iren in Amiu e della proposta, al momento inascoltata dal Sindaco di Genova Marco Doria, di studiare la ripubblicizzazione del servizio idrico.

I consiglieri Giampiero Pastorino, Antonio Bruno

Bruno e Pastorino: rifiutiamo l’assalto del nuovo Galliera

Sono passati pochi giorni dal via libera di centro destra e centro sinistra all’incredibile progetto di Nuovo Galliera (utilizzando i fondi originariamente destinati all’ospedale della Valpolcevera e i proventi da una grande speculazione immobiliare) e dall’umiliazione subita dall’intergruppo di rete a sinistra che ha visto il proprio (moderato) ordine del giorno bocciato persino dal Sindaco Marco Doria che, in campagna elettorale, aveva espresso la sua contrarietà alla speculazione del Nuovo Galliera.
Durante la prima seduta di conferenza dei servizi di venerdì scorso i proponenti hanno avuto il coraggio di proporre volumi aggiuntivi rispetto a quelli permessi dal Puc di Genova.

In particolare 23.260 mq totali del settore 3 (pag. 14) + 6.436 mq totali del settore 4 (pag. 16) + 2.370 mq totali del settore 5 (pag. 17) = 32.066 mq di superficie agibile.

Il PUC consente 19.300 mq quindi ci sono 12.766 mq di S.A. in più!

L’Amministrazione Comunale di Genova respinga questo assalto alla diligenza e sia indisponibile.

I consiglieri comunali Antonio Bruno e Gian Piero Pastorino

Risposta del vicesindaco di Genova Bernini su emissioni di amianto del terzo valico

antonioLa risposta del vicesindaco di Genova Bernini in merito alle emissioni di amianto del terzo valico, che fa riferimento esclusivamente a fonte Cociv, conferma che per i lavori del Terzo valico non si adottano le cautele previste per la Gronda Autostradale di Ponente e addirittura della Tav Torino Lione.
Martedi prossimo chiedero’ delucidazioni e approfondimenti.

Non esistono limiti di legge dell’amianto aerodisperso per l’ambiente esterno nel caso di scavo di rocce verdi, per cui non ha senso parlare di rispetto delle norme di legge.

I limiti di legge previsti dalla normativa italiana sono riassunti dal documento dell’ISPELS a questo link:
http://www.ispesl.it/amianto/amianto/analisi/tab4_6.htm .

La normativa da limiti esclusivamente per i luoghi di lavoro, per gli edifici, per i siti contaminati da amianto e per le operazioni di bonifica.
Come valore di riferimento la ASL 3 assume il valore di 1 f/l. Tale limite è richiamato anche nel  protocollo amianto delle regioni Piemonte e Liguria si legge:
“Come limite di riferimento,un valore guida e stato valutato dall’O.M.S. in 1 fibra al litro (f/l) ripresa per gli ambienti di vita dalle “Linee Guida generali da adottare per la corretta gestione delle attività di bonifica da amianto dei Siti di Interesse Nazionale (SIN)”
Quindi le Regioni hanno preso come riferimento (barando) un valore che l’OMS ha stabilito per le bonifiche amianto e non per l’estrazione delle rocce verdi.
Il limite di 1 f/l definito da OMS per attività in cui si ha presenza di amianto in siti da bonificare, e dove quindi l’aerodispersione di minime quantità di amianto può essere tollerata rispetto al fine di tutelare maggiormente la salute pubblica tramite la bonifica dei siti stessi, non sembra giustificato in questo caso, in cui l’amianto non si troverebbe già in forma disponibile all’aerodispersione, ma lo diventa proprio a causa della sua estrazione dal sottosuolo.
Ricordiamo che “L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha recentemente (nel 2000) riconosciuto l’impossibilità di individuare per l’amianto una concentrazione nell’aria che rappresenti un rischio nullo per la popolazione”.
Si ritiene corretto quindi assumere come limite di riferimento della concentrazione di amianto nell’aria il non incremento del livello naturale di fondo , livello noto dai monitoraggi ante-operam
Tale limite di riferimento peraltro è già stato prescritto dal Ministero dell’Ambiente in occasione del Parere definitivo del  procedimento VIA relativo alla Gronda di Ponente.
Infatti questo tema era già emerso nella VIA della Gronda di Ponente dove Spea (autostrade) aveva proposto il limite di 1 f/l per la messa in funzione del “fog cannon” – cannone a nebbia – per l’abbattimento dell’amianto eventualmente aerodisperso. Alle osservazioni dei comitati no-gronda la Commissione VIA ha risposto dando sostanzialmente ragione ai comitati come si può vedere nella prescrizione data al quarto punto ove si prescrive l’uso del fog cannon in caso di incremento delle fibre d’amianto rispetto al fondo naturale:
Nella risposta manca un chiarimento. Parrebbe che la ASL 3 non abbia previsto l’obbligo del convogliamento delle emissioni diffuse derivanti dall’impianto di ventilazione della galleria.
L’impianto di ventilazione è indispensabile per garantire l’ossigeno sia agli uomini che ai mezzi impegnati nelle operazioni di scavo. Tuttavia tanta aria è insufflata in galleria tanta necessariamente ne fuoriuscirà trascinando con se della polvere contenente amianto. Si tratta comunque di una emissione tecnicamente convogliatile.
In caso di impianto industriale tale emissione è obbligatoriamente convogliata ai sensi dell’art. 270 D.Lgs. 152/06.
Il convogliamento di questa emissione è previsto nello scavo della TAV Torino-Lione e nel progetto della gronda di Genova.
Non si comprende perchè nel caso del terzo valico vengano prescritte norme meno tutelanti per la popolazione rispetto ad opere analoghe.

Antonio Bruno

Question time su panchine anti poveri installate in piazza Manzoni

panchineL’installazione di panchine anti barboni nel municipio bassa valbisagno è una delle tanti misure sadiche che istituzioni autoritarie assumono verso i poveri, in particolare chi non ha casa e non trova risposte dagli enti locali e nazionali. Si aggiungono alle gabbie anti clochard in Francia, ai chiodi anti barboni davanti a alcune case londinesi etc.
Esilaranti le motivazioni addotte.
Prima si è sostenuto che si volevano evitare annegamenti essendo piazza manzoni vicino al Bisagno, poi che non si volevano penalizzare i barboni, ma i delinquenti, come se esistessero i poveri “buoni” (chiamati barboni) e quelli “cattivi” (delinquenti).
Sono profondamente convinto che il problema delle persone senza fissa dimora e’ delle amministrazioni, che se ne devono fare carico, e il loro diritto non è quello di una panchina, ma di un posto adeguato dove poter passare la notte, e di un reinserimento nella società.
Ma proprio per questo chiedo di rimuovere i braccioli anti barboni (che siano buoni o cattivi, belli o brutti, genoani o sampdoriani) e di concentrarsi sulla gestione dell’ordine pubblico e delle risposte sociali.
Il che in una città dove sono decine di migliaia le case sfitte non dovrebbe essere difficile.

Antonio Bruno

Categorie:Comunicati stampa

Presidente Municipio Bassa Val Bisagno non ci prenda per il naso

panchineNei giorni scorsi un certo dibattito si è sviluppato per la decisione del municipio della Bassa Val Bisagno di far installare panchine anti senza tetto in piazza Manzoni.
La prima giustificazione è stata quella dell’inondabilità dell’area, poi persino l’assessore Crivello in consiglio comunale ha sostenuto che la motivazione era quella di dissuadere attività da parte di “delinquenti”.
Ora il posizionamento di panchine anti senza tetto anche all’imbocco del metro di Borgo Incrociati svela quello che evidentemente si ha vergogna a sostenere: il municipio e l’amministrazione comunale di centro sinistra hanno installato delle panchine degne dei sindaci sceriffo del profondo Nord.
Panchine contro i senza fissa dimora.
Certo una panchina non e’ una risposta, ma in mancanza di iniziative alternative, i braccioli sono un atto di vero sadismo.

Antonio Bruno

Legambiente: il supermarket della castagna non si puo’ fare

andreacementoLegambiente: il supermarket della castagna non si puo’ fare. C’e’ un vincolo della Sovrintendenza dal 2013 che il comune ha ignorato, non è quello paesaggistico è quello che tutela il decoro del bene storico per cui un market davanti a una villa del 700 non si puo’ fare.E’ la legge bimbi, basta leggerla e applicarla, sopratutto se sei un pubblico ufficiale come tecnici e amministratori comunali.

andrea agostini

IL TITOLARE DI VILLA GERVASONI CONTRO IL PROGETTO DI VIA ANTICA ROMANA DELLA CASTAGNA
«No al supermercato: è zona tutelata»
Caprile: non si può costruire troppo vicino ai beni vincolati dalla Soprintendenza
EDOARDO MEOLI
LA GIORNATA decisiva è fissata per il 29 febbraio, quando l’assessore comunale Anna Maria Dagnino incontrerà il Municipio Levante. Ma prima di quella data molto si sarà fatto e detto a favore o contro il supermarket progettato in via Romana della Castagna. Un piano che sta trovando molti ostacoli sulla sua strada per la forte contrarietà di ambientalisti e residenti, che proprio di un nuovo cantiere e di un supermercato al posto del verde rimasto, non ne vogliono sentire parlare.
In tanti qualche giorno fa si sono radunati nei giardini della Coop di corso Europa per manifestare. Ma quello di una protesta nell’area di un supermercato per dire no a un altro
supermercato non è l’unico paradosso della vicenda, duello che coinvolge Livio Caprile, avvocato specializzato in diritto marittimo, proprietario da qualche anno della storica e tutelata Villa Gervasoni, dirimpetto all’area ex Telecom dove si vorrebbe attuare la nuova edificazione, è un caso decisamente originale: «È vero, fino a tre anni fa mi davano dello speculatore, perché avevo fatto alcuni interventi di ristrutturazione nella villa – racconta –
pensavano che volessi fare una speculazione, tanti mini appartamenti. Insomma fare business. Invece ho speso un sacco di soldi, ci vivo io con la mia famiglia e ho fatto tutto sotto tutela della Sovrintendenza. Il bello che oggi sono probabilmente io, con la mia Villa, a fornire l’arma migliore agli ambientalisti per bloccare tutto».
Da esperto di diritto Caprile spiega come (e lo ha già spiegato partecipando all’assemblea
degli anti-supermarket): «Chi ha proposto il progetto probabilmente non è a conoscenza del fatto che Villa Gervasoni, ovvero la mia abitazione, dal 2013 è tutelata dalla Sovrintendenza. Dunque si deve applicare al caso specifico la legge del 2004 che impone di non edificare a una distanza minima dai beni tutelati. In questa situazione rientra appunto il caso del supermarket». Insomma il presunto speculatore, oggi è il migliore alleato e forse “l’arma decisiva” per stoppare il progetto.
Per quanto riguarda il supermarket, dovrebbe nascere nell’area della ex stazione radiofonica Telecom in via Romana della Castagna 23-25. «Ma questo sito rappresenta un monumento vivente dove ogni traccia storica deve essere valorizzata e non mortificata», sottolinea Ester Quadri, combattiva ambientalista del Levante.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: