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Archive for marzo 2016

Dichiarazione contraria a liquidazione Fiera di Genova

La liquidazione della Fiera Internazionale di Genova è l’ultimo capitolo di una politica fallimentare tutta concentrata su progetti di corto respiro.
E’ dal secolo scorso che, dopo la cancellazione della Mostra Navale Bellica, avevamo chiesto che la Fiera non si rinchiudesse nella monocoltura del Salone Nautico ma si aprisse e si diversificasse per diventare meno fragile.
Invece questo sistema politico finanziario ha preferito dormire sui profitti del Nautico, progettando irrazionali espansioni fino al famigerato Padiglione Blu e implodendo con l’esplosione delle bolle immobiliari e speculative.
In particolare il potere per la costruzione del nuovo padiglione B  nel 2005 ha scelto il progetto di Jean Nouvel contro il parere dei vertici e della commissione tecnica interna Fiera che lo giudicavano poco funzionale e troppo costoso.

E che dire dell’ultimo colpo al piano industriale di rilancio della Fiera con l’Autorità Portuale che, d’accordo il Sinadco di Genova, nonostante oltre sei milioni di euro per la Nuova Darsena, non ha mai concesso alla Fiera stessa l’area se non per alcuni brevi periodi (con canoni non paragonabili a quelli applicati ad altri concessionari) e per i soli 45 gg all’anno necessari per il Salone Nautico.

«Ho portato a termine – spiegò la dimissionaria presidente  Armella nel luglio scorso  – il compito che mi era stato assegnato: riorganizzare l’azienda e le partecipate, con una riduzione sensibile dei costi e dell’esposizione debitoria, mantenere tutte le manifestazioni a calendario, inserendone di nuove,  assicurare il proseguimento del Salone Nautico, riportare un equilibrio sostanziale nella gestione e una definizione degli assetti patrimoniali e degli investimenti, ridisegnare l’ambito del quartiere fieristico, lasciando spazio a nuove destinazioni e opportunità di lavoro».

Il nuovo presidente Ariel Dello Strologo assunse l’incarico con qualche speranza di risanamento, ma a fine anno ha dichiarato la situazione insostenibile e oggi si propone la creazione di una nuova società con un numero di dipendenti molto ridotto.
Nel frattempo la collettività (il bilancio del Comune di Genova) si accolla oneri milionairi per acquistare immobili dagli oneri manutentivi costosissimi. Il tutto di fornte al silenzio assordante di regione e Camera di Commercio che hanno un atteggiamento molto prossimo a quello del gatto con i topi.

Ma quello che piu’ fa male e’ non capire perche’ succede tutto questo e chi ci sia dietro, quali gruppi politici finanziari stiano per acquisire le aree e procedere e speculazioni (pardon valorizzazione come si dice nella Seconda Repubblica) immobiliari.

I dipendenti (qualcuno in questa aula li ha definiti privilegiati, forse,  ma privilegiati o no dei disoccupati o dei precari rimangono disoccupati e precari)  dichiarano
“Non vogliamo essere dei pesi morti. Abbiamo bisogno di lavorare e vogliamo farlo per lo sviluppo della nostra Citta. ”
Una politica umana e lungimirante, prima ancora che di sinistra non dovrebbe fare le spallucce.

Antonio Bruno

Gli utili di Iren arriveranno a Genova? I rappresentanti del Comune di Genova lo dicano al Consiglio Comunale

Sono 23,3 milioni di euro i dividendi che Fsu, la holding che riunisce i comuni di Genova e Torino, detiene e gestisce una partecipazione del 35,96 % in IREN S.p.A.), riceverà dalla multiutility che opera nei settori dell’energia elettrica, del gas, del teleriscaldamento, dei servizi idrici e energetici.
Quindi a Genova spetterebbero circa 11,6 milioni di euro.
A meno che, come l’anno scorso, il consiglio di amministrazione della finanziaria non decida di impiegare questi fondi per coprire i debiti dovuti alla gestione fallimentare degli ultimi anni.

Chiedo che i rappresentanti del Comune di Genova in FSU (in particolare l’avv. Alessandro Ghibellini) illustrino davanti al Consiglio che atteggiamento manterranno all’interno degli organi societari quando decideranno l’utilizzo dei dividendi 2016.

Antonio Bruno

Documento Amiu su raccolta differenziata

Categorie:Amiu

Iren, Bruno: “Tariffe imposte di acqua e rifiuti compensano perdite di produzione energia”

Bilancio Iren: i cittadini garantiscono i profitti

Dalla presentazione (in inglese) che si trova sul sito di Iren il servizio idrico fornisce il 27% del risultato operativo prima delle imposte (EBIT),  mentre rappresenta solo il 19% del giro d’affari di Iren.
Traduzione: Iren compensa i cattivi risultati dei settori che agiscono su mercati concorrenziali (elettricità, gas che sono in difficoltà) spremendo gli utenti dei monopoli (acqua, rifiuti), le cui tariffe devono coprire tutte le spese del servizio.
Gli utenti (pardon clienti) non possono in nessun modo difendersi perché non hanno possibilità di scelta, mentre i nostri “rappresentanti” (al governo della  città e dello Stato) promuovono gli interessi privati.
In particolare, Mediterranea delle Acque nel 2015 ha dato a Iren 20,6 milioni di dividendi (quasi un quinto dell’intero utile di Iren) pur avendo un fatturato che è solo un venticinquesimo di Iren!
I genovesi pagano un tributo, essendo il servizio  obbligatorio (comprende anche l’allaccio alla fognatura e le spese di
depurazione).
L’utile realizzato dal gestore dipende da una decisione politica, cioè dalla tariffa che è decisa dall’assemblea dei
sindaci (in buona parte, per Mediterranea delle Acque: dal sindaco di Genova).
La tariffa cresca ogni anno, questo è il segreto del buon risultato di Iren, che lo ammette: “Water networks: Synergies achievement together with positive  tariff trend and…”(pagina 7).
In questi giorni assistiamo al teatrino dell’amministratore delegato di Iren, Massimiliano Bianco, a suo tempo allontanato dall’acquedotto pugliese e prontamente nominato dal trio Fassino (sindaco di Torino), Doria (Genova) e Vecchi (Reggio Emilia) che, disinvoltamente, “fa lo spesso” con Genova sulla questione AMIU.
Sembra che sia Iren a aiutare Amiu, sarà invece AMIU a aiutare Iren portando i suoi rifiuti negli inceneritori mezzi vuoti di Torino e Parma e garantendo con la tariffa dei rifiuti utili ulteriori ai fondi speculativi o meno delal multiutility.
Insomma siamo di fronte all’ennesima svendita di un patrimonio pubblico saccheggiato e deprezzato dagli amministratori, d’intesa con i poteri forti che governano città e regione..
Le sprezzanti dichiarazioni del dottor Bianco non sono una dichiarazione  d’indipendenza da condizionamenti politici, ma l’espressione arrogante e  senza veli della soverchiante potenza degli interessi privati di fronte all’interesse pubblico.

Antonio Bruno

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Antonio Bruno su Iren, video e articolo

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La Destra esulta, abbiamo fatto bene a votare contro

Come era prevedibile la Destra esulta per l’approvazione da parte del Consiglio Comunale di Genova (22 voti a favore: pdl, pd, Movimento 5 stelle, lista doria, Sel, lista Musso e gruppo misto) di una Mozione a firma Marco Doria e Stefano Balleari (Fratelli Italia) che sancisce Genova città dell’inno.
Io e il collega Giampiero Pastorino abbiamo votato contro perchè il segnale politico a favore del nazionalismo era rimasto chiaro, nonostante le modifiche al testo originale.
L’inno italiano risente dell’epoca in cui è stato scritto.
Oggi siamo convinti, invece, che “il pianeta sia la patria e l’umanità il popolo che deve custodire la casa comune”.

Antonio Bruno

Categorie:Comunicati stampa
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