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Disastro Fegino, accusare i cittadini di autosuggestione è scandaloso

Il disastro ambientale innescato dalla perdita di petrolio, causato dalla rottura dell’oleodotto di connessione tra i depositi IPLOM di Genova Fegino e Busalla sta facendo emergere alcuni dati inquietanti.

Allarmante l’atteggiamento di Sindaco e ASL…..
Il Sindaco di Genova Marco Doria ha candidamente dichiarato a un giornale nazionale a proposito dell’impianto “.. qualcuno mi deve, con dati oggettivi, che inquina …”
L’ASL continua a dire che le emissioni sono sotto i limiti di legge.
Mentre gli studenti della scuola vicina si lamentano a intervalli regolari di odori insopportabili e gli abitanti lamentano malori, nelle stanze di Palazzo Tursi (sede del Comune) tecnici e politici sostengono che si tratta di casi di autosuggestione !

Mi pare chiaro che gli enti pubblici, che dovrebbero difendere salute e sicurezza mettono la testa sotto la sabbia e difendono gli interessi dei petrolieri, sacrificando quelli dei cittadini !

Esprimo, comunque, alcune considerazioni ulteriori.

– Non sono chiare le cause della rottura. Probabilmente si è trattato di un cedimento strutturale della tubatura a causa della sua vetustà, essendo stata posata diversi decenni fa. La tubazione è sottoposta ad una pressione notevole: infatti le pompe di rilancio devono vincere il dislivello tra Fegino e Busalla (ca. 350 m) e la distanza di ca. 20 km. La pressione è di diverse decine di bar (atmosfere)

– Appare accertato dalle interviste ai vigili del fuoco e alla popolazione che IPLOM non si è resa conto della rottura e che la stessa ne è venuta a conoscenza solo perchè avvertita dalle squadre d’intervento.
Questo fatto contrasta con le prescrizioni riportate dalla scheda di sicurezza del petrolio greggio della IPLOM stessa che a pag. 7 afferma: “in caso di sversamenti di grande entità avvertire i residenti delle aree sottovento”.
(http://iplom.it/files/SDS%20Greggio_2011%20ITA.pdf)
In realtà l’intervento dei tecnici IPLOM è avvenuto con colpevole ritardo.
Esattamente il contrario di quello che riporta le schede di sicurezza: sono stati gli abitanti ad avvertire i Vigili del Fuoco e gli altri organi di soccorso e questi ad avvertire l’IPLOM.
(per questo abbiamo chiesto con forza che nella commissione comunale di martedi prossimo ci fossero anche gli abitanti essendo la credibilità degli organi preposti al controllo e della Iplom stessa prossima allo zero)
In ogno caso, per molto tempo, IPLOM ha continuato a pompare greggio anche dopo l’incidente.
Siamo di fronte a una grave carenza del sistema di controllo e monitoraggio dell’oleodotto che, a fronte della rottura, avrebbe dovuto in automatico interrompere il flusso di greggio e dare l’allarme agli operatori di sala controllo!!!
E’ evidente che l’oleodotto non aveva valvole di sezionamento poste a intervalli regolari in grado di intervenire in automatico in caso di guasti, al fine di minimizzare le fuoriuscite di greggio.
In ogni caso, prima del suo riutilizzo, occorre verificare lo stato di conservazione della tubazione con un controllo dello spessore delle pareti per tutta la sua lunghezza e occorre che gli oleodotti sia dotati di doppia tubazione, in analogia a quanto previsto nelle raffinerie, quando attraversano centri abitati o zone ad alta valenza ecologica, a iniziare da quelli posati in opera da più tempo.

In ultimo.

I depositi Iplom sono compatibili con la presenza di edifici di civile abitazione e di strada ad alta densità di traffico?

Esiste una politica nazionale e locale che, in linea con gli obiettivi del summit di Parigi Cop 21 e dell’enciclica papale “Laudato sii”, riduca gradualmente la dipendenza dal petrolio per un sistema energetico più salubre e capace di maggiore occupazione?
Domande troppo complesse per chi e’ sottomesso a tecnocrazia e finanza.

Antonio Bruno

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