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Archive for giugno 2016

Marco Doria e il “nazareno al basilico” iniziano la privatizzazione del trasporto pubblico

Il Consiglio della città metropolitana di Genova ha approvato a larga maggioranza le linee di indirizzo per il progetto della fusione di ATP spa in ATP Esercizio.
“E’ il primo passo verso la privatizzazione del trasporto pubblico genovese” dichiara il consigliere metropolitano della Sinistra Giampiero Pastorino, unico consigliere a votare contro.
“Lo si fa in maniera subdola, con un gioco di scatole cinesi: prima Autoguidovie è subentrata al 48,46% in Atp Esercizio; poi abbiamo assistito all’insediamento nalla vicepresidenza di Atp esercizio della figlia del presidente di Autoguoidovie e amministratrice di Dolomitibus (altra società del gruppo) Natalia Ranza “commenta il capogruppo in Consiglio Comunale della Federazione della Sinistra Antonio Bruno ” e tuto cio’ nonostante la firma di un accordo nel quale Autoguidovie si impegnava a restare un “socio finanziatore” senza diventare “socio gestore”, confermando che il socio privato ha intenzione di sedere e prendere decisioni nella stanza dei bottoni.”
Infine, Atp Esercizio, ormai privata, si fonde con la pubblica Atp Spa per arrivare a un capitale di 4,5 milioni di euro e poter partecipare alla gara de ltrasporto pubblico extraurbano, superando il 20 % del capitale complessivo della gara.
“Se pensiamo che AMT l’azienda che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo ligure, ha trasformato il suo credito di 1,5 milioni di euro nei confronti di Atp in una quota del 46% di azioni della stessa Atp, ribadisce Pastorino, “possiamo comprendere come i privati si accingono a entrare anche nela gestione del trasporto pubblico nel capoluogo. E questo significa tagli al servizio e un peggioramento delle condizioni di lavoro.”
La vicenda e’ all’attenzione della magistratura: oltre al fascicolo aperto dall’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla vendita delle azioni di Atp ai privati di Autoguidovie, a seguito di una richiesta di intervento del parlamentare di sinistra Luca Pastorino, emerge un esposto da parte di Usb, che ha segnalato «l’apparente illegittimità dell’operazione (la vendita di azioni atp a audioguidovie ndr) in oggetto che parrebbe eludere i principi di legalità amministrativa tra cui. in particolare ma non esaustivamente, quelli di parità di trattamento, di non discriminazione e di trasparenza. eludendo la necessaria gara pubblica trasparente».
“La maggioranza del nazareno al basilico (da Fratelli d’Italia a Lista Doria) della città metropolitana e il Sindaco di Genova (e presidente della città metropolitana di Genova) Marco Doria si sono assunti la grave responsabilità di inziare a privatizzare un servizio pubblico essenziale in barba a tutte le promesse elettorali.
Siamo a disposizione per tutte le forme di lotta che si svilupperanno neelle prossime settimane

Giampiero Pastorino
Antonio Bruno

Comunicato stampa su elezioni amministrative

Le elezioni amministrative ci consegnano due motivi di soddisfazione e uno di grande preoccupazione.
Iniziamo da questo: la scarsa affluenza, scesa ai limiti del 50 per cento. In genere le/i sindaco amministreranno importanti nuclei urbani avendo raccolto un consenso attorno al 25 % degli elettori!

Siamo invece contenti del grande successo di Luigi De Magistris, che ha saputo costruire un’alternativa di governo di sinistra e popolare, mantenendo pubblica l’acqua, contrastando la criminalità organizzata, tenendo rapporti con realtà di movimento antagonista.

Soddisfatti anche della sconfitta dei principali candidati del centro sinistra, ormai avviato sulla strada dell’attacco ai diritti dei lavoratori, in difesa delle lobbies finanziarie speculative (multiluiliy ad esempio), piegato ai diktat esterni che chiedono di stravolgere la Costituzione nata dalla Resistenza.

Per quanto ci riguarda siamo a disposizione di ogni tentativo possibile per costruire un’allenza contro le politiche tecnocratiche e autoritarie di centro destra e centro sinistra che unisca tutti coloro che vogliono valorizzare e difendere la nostra Costituzione, promovere i diritti dell’ambiente, della salute e del lavoro, valorizzare i servizi pubblici (ripubblicizzando quello idrico e non privatizzando rifiuti e trasporti), rivedere le politiche di esternalizzazione di mense, degli appalti delle aziende partecipate, dei servizi educativi e sociali che penalizzano diritti e servizi e, spesso, costano di più.

Giampiero Pastorino, Antonio Bruno, consiglieri comunali

Categorie:Comunicati stampa

Iren mangia AMIU: risposta reticente dell’amministrazione

In risposta a un mio quesito a risposta immediata in Consiglio Comunale di Genova, l’assessore all’Ambiente Italo Porcile conferma il percorso per coinvolgere la multiutility Iren nella gestione dei rifiuti solidi urbani di Genova.
In verità non risponde alla mia precisa domanda sui motivi per cui, come affermato alla stampa, si decida di conferire una percentuale maggioritaria di azioni AMIU a Iren senza un preventivo assenso del consiglio comunale, scegliendo invece la strada di chiedere un assenso a valle della decisione intrapresa.
In ogni caso si possono leggere nella risposta dell’assessore (che si allega) le trattative in atto tra Comune di Genova e Iren per affidare alla stessa la maggioranza delle azioni senza alcuna gara pubblica.

Antonio Bruno

Cosa ci insegnano i risultati elettorali di domenica scorsa

I risultati del primo turno delle elezioni danno uno spaccato dell’Italia fortemente digregata e rassegnata.
A Roma il/la nuovo/a sindaco/a verrà eletta con un consenso iniziale (se venisse eletta la candidata meglio piazzata) di poco più del 20 per cento dell’elettorato.
A Milano si contendono la vittoria due candidati fotocopia.
Grande la sbandata di centro destra e centro sinistra, forte avanzata del Movimento 5 stelle a Roma e Torino.
La sinistra non ottiene risultati lusinghieri, scontando la tardiva presa di distanza dal centro sinistra e dalle sue giunte a Milano come a Roma, Savona come a Torino.
Le liste civiche spariscono, tranne in alcuni casi come a Savona dove mantengono un importante presidio di opposizione.

Per Genova che dire: sarebbe l’occasione per una coalizione civica e solidale che coinvolga movimenti, forze politiche, persone che vogliono difendere i servizi pubblici, ridisegnare la città in senso solidale, lottare contro le speculazioni, creare un’economia fortemente alternativa a quella dissipativa e oppressiva.
Per fare questo bisognerebbe non credersi l’ombelico del mondo, non fidare sulle disgrazie altrui, ricostruire un tessuto di comunicazione.

Il segretario del Pd Terrile lancia un appello per ricostruire il centro sinistra a Genova.
Nel frattempo si apprestano a speculazioni con il “blueprint” e a privatizzare amt e amiu.
Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti.

Antonio Bruno

Categorie:Comunicati stampa

Spending review di Monti bocciata dalla Consulta: adesso lo Stato ci restituisca il maltolto!

Il capogruppo della Federazione della Sinistra la Comune di Genova, Antonio Bruno, esprime soddisfazione sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato i criteri con cui sono stati distribuiti nel 2013 circa 2,2 miliardi di tagli ai Comuni nell’ambito della spending review del governo Monti. «Ora – annuncia Bruno – chiediamo al governo di rivedere quel taglio che illegittimamente venne attribuito ai comuni, inclusa Genova».

«Era ben noto a tutti – afferma Bruno – che quei tagli andassero nella direzione opposta rispetto al tanto decantato risparmio degli Enti locali, creando disparità enormi tra gli stessi Comuni e alimentando disagi a non finire per i cittadini». «Il motivo è presto detto – aggiunge – le modalità di distribuzione dei tagli effettuata in proporzione ai consumi intermedi e il mancato coinvolgimento degli amministratori locali, hanno sviluppato criteri, del tutto iniqui, con cui questi sono stati fatti».
Secondo Bruno la spending rview del governo Monti è «un meccanismo, così come hanno accertato anche i giudici della Consulta, che si è dimostrato fallimentare e che ha avuto effetti devastanti sulle casse dei Comuni e sulle tasche dei cittadini, vittime di un sistema inaccettabile e per questo iniquo».
«Basti pensare – ha detto ancora – che i tecnici considerarono oltre alle spese per il funzionamento della macchina pubblica anche quelle sostenute per i servizi, come i contratti per trasporto locale e gestione dei rifiuti.
Paradossalmente è accaduto che i Comuni che hanno offerto più servizi siano stati maggiormente penalizzati rispetto ad altri.
“E’ fuor di dubbio, dunque – spiega il capogruppo Bruno – che il Comune di Genova debba chiedere allo Stato la ristituzione delle somme tagliate che hanno inciso su servizi pubblici (trasporti prima di tutto) e servizi sociali. Questi fondi potrebbero essere impiegati , ad esempio, per ristrutturare case e spazi sociali, risanare l’AMT e Amiu senza svenderle ai privati».

Nel dettaglio, la Consulta ha bocciato i criteri con i quali sono stati distribuiti nel 2013 circa 2,2 miliardi di tagli ai Comuni. Per la precisione, si tratta del capitolo che riguarda le riduzioni al fondo sperimentale di riequilibrio e al fondo sperimentale per 2,250 miliardi di euro, laddove stabiliva che il riparto dei tagli spettava al ministero dell’Interno, attraverso un decreto di natura non regolamentare, e “in proporzione alla media delle spese sostenute per consumi intermedi nel triennio 2010-2012, desunte dal Siope“, cioè il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici.
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Per i giudici costituzionali “il mancato coinvolgimento della Conferenza Stato-Città e autonomie locali nella fase di determinazione delle riduzioni addossate a ciascun Comune” unita “alla mancanza di un termine per l’adozione del decreto ministeriale e alla individuazione dei costi intermedi come criterio base per la quantificazione dei tagli finanziari, comporta, infatti, la violazione degli articoli 3, 97 e 119″ della Costituzione.

“Nessun dubbio – scrive la Consulta – che le politiche statali di riduzione delle spese pubbliche possano incidere anche sull’autonomia finanziaria degli enti territoriali; tuttavia, tale incidenza deve, in linea di massima, essere mitigata attraverso la garanzia del loro coinvolgimento nella fase di distribuzione del sacrificio” e “non può essere tale da rendere impossibile lo svolgimento delle funzioni degli enti in questione”. In particolare, la Consulta punta il dito contro la scelta di quantificare i tagli in base ai costi intermedi delle amministrazioni: “Si tratta, dunque, di un criterio che si presta a far gravare i sacrifici economici in misura maggiore sulle amministrazioni che erogano più servizi, a prescindere dalla loro virtuosità nell’impiego delle risorse finanziarie”. Il criterio delle spese per consumi intermedi “non è dunque illegittimo in sé e per sé”, spiegano i giudici costituzionali, ma “la sua illegittimità deriva dall’essere parametro utilizzato in via principale anziché in via sussidiaria”.

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