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Archive for settembre 2016

Irs crollo e allagamenti in via G.B. D’Albertis del 15/9/2016

Oggetto: Crollo e allagamenti in via G.B. D’Albertis del 15/9/2016

Il sottoscritto consigliere,

premesso che

All’alba del 15 settembre, intorno alle 5.30 in via G.B. d’Albertis, a Genova San Fruttuoso, all’altezza del civico 13, a causa delle forti piogge si è verificata la rottura di un tubo della fognatura delle acque bianche che insiste su Via Bozzano.

La stampa locale riporta che tale rottura ha provocato l’allagamento di un locale e la spinta dell’acqua ha provocato il crollo di una tramezza con conseguente riversamento dell’acqua negli appartamenti a livello terra.

L’evento ha interessato quattro appartamenti del civico 13 che sono stati evacuati, portando in salvo gli inquilini. Otto persone dovranno dormire fuori casa e hanno denunciato: «Avevamo già segnalato il pericolo» All’interno del locale si è stimato sia entrato un metro d’acqua. L’adiacente ponte è diventato pericolante ed ha obbligato la chiusura del tratto di strada in uscita da via Bozzano;

considerato che

Questo è l’ennesimo evento incidentale prodotto da un’edificazione fatta senza rispetto della precarietà del territorio, delle condizioni idrogeologiche e che ha modificato il naturale effluvio delle acque, cancellando l’evidenza storica di rivi e rigagnoli. Questa attività costruttiva e di cambiamento idrogeologico non ha peraltro prodotto mappature esaustive dei rivi tombinati.

Nel sottosuolo della città scorrono 107 rivi tombinati censiti sui quali si è costruito di tutto. Altri rivi non sono stati tuttora censiti. In questa precarietà territoriale ogni acquazzone può generare eventi dannosi.

Già in passato i cittadini di San Fruttuoso hanno segnalato alle autorità competenti la pericolosità di queste situazioni. Anche in occasione delle rimostranze per la ventilata costruzione di un silo nell’area di Bosco Pelato, i cittadini hanno evidenziato l’esistenza di rivi dei quali è ignoto il percorso sotterraneo.

Le mappe delle reti fognarie comunali riportano una grossa tubatura che parte dalla Scuola di piazza Solari e prosegue al centro della Via G.B. d’Albertis raccogliendo altre tubazioni provenienti dal lato monte in relazione alla quale, considerato il grosso flusso che dovrebbe defluire nella medesima, si può dedurre che essa raccolga gran parte delle acque del versante che parte dalla Madonna del Monte e va verso la piazza Solari. Diversamente, le mappe non riportano in maniera completa l’evidenza dei flussi di acqua che vanno a confluire in tale tubatura.

Emerge la necessità di non aggravare ulteriormente il precario equilibrio idrogeologico, in particolare dei versanti che interessano l’alveo del Bisagno e suoi affluenti, con nuova edificazione di qualsiasi tipo sia pubblica che privata.

Interroga la S.V. per conoscere se non sia più rimandabile un censimento esaustivo dei rivi tombinati ed un conseguente aggiornamento delle mappe fognarie.

Antonio Bruno

Categorie:Irs

Quale futuro per il movimento altermondialista?

Da Montreal (Forum Sociale Mondiale 2016): quale futuro per il movimento altermondialista?

Mercoledi 5 ottobre 2016 dalle 16 alle 19
Sala Conferenze Museo Sant’Agostino, p. Sarzano, Genova
Ne parliamo con Mario Agostinelli, ecologista, politico e sindacalista, coordinatore di Energia Felice.
Contributi di Gianni Tamino biologo già parlamentare europeo, Vittorio Agnoletto membro consiglio internazionale del FSM e via internet attivisti internazionali
Proiezione del film di Malek Basmail

scarica volantino

Come ridurre i rischi di disastri sanitari-ambientali ed economici nel mondo mediterraneo?

Convegno 28-29-30 settembre Genova
(aperto al pubblico su iscrizione via mail a : palidda@unige.it)
Come ridurre i rischi di disastri sanitari-ambientali ed economici nel mondo mediterraneo?
progetto: Governo della sicurezza e insicurezze ignorate nell’area euromediterranea)

Scarica presentazione e programma

Categorie:Uncategorized

Era un giorno qualsiasi

Sant’Anna di Stazzema, la strage del ’44 e la ricerca della verità. Una storia lunga tre generazioni.

Venerdì 7 ottobre 2016 ore 17.00
Genova, Biblioteca Berio (Sala Chierici),  via del Seminario 16

La violenza e la giustizia
La mattina del 12 agosto 1944, una scelta istintiva segna il destino di un ragazzo. Alberto si salva solo per caso dall’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, in cui vengono uccise sua madre Elena e altre 400 persone.
Una testimonianza inedita, in cui Lorenzo Guadagnucci – figlio di Alberto – ricostruisce le vicende drammatiche e appassionanti della propria famiglia. Una vicenda che si intreccia con
la sua esperienza al G8 di Genova del 2001, con le torture nella scuola Diaz, e dove Sant’Anna diventa un simbolo e un punto di partenza “per un pensiero nuovo, una cultura diversa”

Vedi locandina

bamb-albero

 

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Impianto di Gas Liquido Naturale a Multedo ? Per superare la crisi del porto petroli si vada verso energie e tecnologie alternative ai combustibili fossili e si tuteli ambiente e sicurezza.

Leggiamo su un’organo di stampa che il presidente del Porto PETROLI MAUGERI PROPONE PER USCIRE DALLA DEVASTANTE CRISI DEL MERCATO DEL PETROLIO (-30% DAL 2010 A OGGI) di investire nel trattamento del Gas naturale Liquido.
Lacrisi del petrolio e’ inevitabile, faremo sempre a meno di esso. U
na politica lungimirante punterebbe alla riconversione produttiva in senso ecologico, sviluppando energie alternative. 
La soluzione paventata dal presidente del porto petorli Maugeri di spostarsi verso il Gas Naturale Liquefatto non è sostenibile, un po’ perche’ un impianto analogo a Livorno è sovenzionato dallo stato per stare fermo, un po’ per l’ulteriore pericolo per le popolazioni del Ponente.
La crisi del greggio e’ inevitabile, faremo sempre a meno del petrolio. 
Una politica lungimirante punterebbe alla riconversione produttiva in senso ecologico, sviluppando energie alternative. 
La soluzione paventata dal presidente del porto petorli Maugeri di spostarsi verso il Gas Naturale Liquefatto non è sostenibile, un po’ perche’ un impianto analogo a Livorno è sovenzionato dallo stato per stare fermo, un po’ per l’ulteriore pericolo per le popolazioni del Ponente.

I pericoli
Siamo venuti a conoscenza di un film d’inchiesta prodotto da due avvocati americani. Il film denuncia i pericoli del GNL (il Gas Naturale Liquefatto). I due avvocati sono stati pubblicamente ringraziati dalla città di Oxnard di 157.000 abitanti per avere evitato che fosse realizzato un terminal off-shore per il GNL davanti alla costa.
Intanto lo studio di un comitato scientifico a Livorno ha stabilito che se un impianto simile ai nostri dovesse mai esplodere svilupperebbe un’energia pari a 50 ordigni atomici e distruggerebbe ogni cosa nel raggio di 55 Km . ( dal Corriere della Sera 30 marzo 06 )

Il peggiore incidente previsto nella valutazione di impatto ambientale di Oxnard
Il Rapporto della Commissione Energetica della California del Luglio 2003 (allegato 4) afferma che “Il Consiglio Comunale di Oxnard (157.000 abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente. I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70.000 morti se un incidente di GNL fosse accaduto. Nessuno dei rischi considerati includeva atti di sabotaggio o terrorismo.” Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di GNL a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, afferma che la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia ( 55 chilometri ) distruggendo tutto nel suo cammino.

I pericoli elencati in uno studio per il Pentagono
Uno studio preparato per il Pentagono nel 1982  afferma che “È probabile che se il 9 % del carico di GNL di una nave cisterna fuoriuscisse sull’acqua. Si trasformerebbe in una nube o un pennacchio e si disperderebbe lungo la superficie fino a incontrare una fonte di accensione. Tale nube potrebbe in dieci/venti minuti allungarsi sottovento almeno tre miglia. Alla fine potrebbe arrivare più lontano, dalle sei fino alle dodici miglia. Come un palla di fuoco potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio, ed il suo calore radiante potrebbe causare ustioni di terzo grado e dar vita a incendi fino a uno/due miglia di distanza dalla nube. Una palla di fuoco di GNL diffondendosi in una città può causare un’enorme quantità di incendi ed esplosioni in una vasta area. Al momento o nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di GNL.”.

Il pericolo delle nubi di gas
La Procedura di Emergenza per il GNL della Capitaneria di porto di Savannah (Georgia), dove è situato uno dei quattro impianti di GNL attualmente negli USA, indica che le “AZIONI INIZIALI DA EFFETTUARE IN CASO DI PEGGIOR SCENARIO DI FUORIUSCITA DI GNL” sono le seguenti “Ordinare l’immediata evacuazione di tutto il personale della Guardia Costiera Americana dall’area interessata”.
Siamo venuti a sapere che il GNL non è infiammabile quando è nel suo stato liquido dentro il suo contenitore, ma una volta fuoriuscito, rapidamente si diffonde in forma di nubi di gas.
Siamo venuti a sapere che il gas, quando si mescola in percentuali dal 5% al 15% con l’ossigeno, diviene altamente volatile e infiammabile.

La potenza di un’esplosione di gas equivale a quella dell’energia nucleare
Secondo uno studio del Pentagono nel 1982, l’energia sprigionata da una gasiera con un serbatoio di 125000 metricubi sarebbe equivalente a 55 bombe di Hiroshima prive di radiazioni.
Siamo venuti a sapere che “Science and Environmental Policy Project” afferma che “L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad un’esplosione nucleare”. ( vedi http://www.LNGdanger.com  )

Il gas può infiammarsi ed esplodere spontaneamente
Alcuni filmati del US Bureau of Mines del 1969 e del 1972 mostrano che il GNL, in caso di perdita, si diffonde senza alzarsi, che il GNL può prendere fuoco spontaneamente e che il GNL può esplodere spontaneamente.
Gli idrocarburi hanno una piccola finestra di infiammabilità, però, tra tutti gli idrocarburi, inclusi quelli noti come la benzina verde, il carburante per i jet, il propano e il butano, il GNL, che è metano, ha la finestra di infiammabilità più larga con la maggiore probabilità di combustione.

Incidenti catastrofici
– 20 ottobre 1944 – esplode l’impianto GNL di Cleveland (Ohio, USA): 131 morti – 225 feriti – 79 case distrutte – 2 fabbriche – 217 auto – 680 senzatetto;
– 20 gennaio 2004 – a Skikda in Algeria esplode impianto GNL: 27 morti – 74 feriti (il città si salva per il vento);
– 31 luglio 2004 – in Belgio esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti;
– 30 agosto 2005 – in Nigeria esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi.

Il “The Norway Post”, il 20 settembre 2004, titolava “Gasiera di GNL in avaria a nord di Bergen – ora rimorchiata” e si legge “I motori della nave si erano fermati e con il cattivo tempo le ancore erano inutilizzabili. Comunque, due rimorchiatori erano riusciti a trainarla a circa 27 metri dalle rocce… intanto ci si preparava alla evacuazione degli 800 abitanti dell’isola di Fedje, per paura che la gasiera potesse esplodere se si fosse arenata sugli scogli”.
Sul sito CNN.com, il 15 novembre 2002, si leggeva “Un sottomarino nucleare si scontra con una gasiera” e poi “A Barcellona (Spagna) la gasiera di GNL ‘ Norman Lady’ ha avuto una collisione nel Mediterraneo occidentale con il sottomarino USS Oklahoma City. Fortunatamente la gasiera aveva già scaricato il suo pericoloso carico. Si sono verificati solo pochi danni al periscopio.” .

La vulnerabilità agli attacchi terroristici
Markey, membro del Congresso e membro anziano del Comitato di sicurezza interna, ha affermato che gli impianti di GNL sono “tra gli obiettivi più attraenti per i terroristi”. 
“The Providence Journal”, il 21 settembre 2004, titolava “Un dirigente della Lloyd paragona un attacco al GNL ad un esplosione nucleare” e si legge che un dirigente dell’Assicurazione Lloyd di Londra, Peter Levene, ha affermato che: “Anche le gasiere, sia in mare che nei porti, costituiscono evidenti bersagli”. Levene ha anche detto che “gli specialisti riconoscono che un attacco terroristico ad una gasiera di GNL potrebbe avere la forza di una piccola esplosione nucleare”. 

Secondo i risultati di test eseguiti sulle armi da fuoco dall’ufficio governativo statunitense di contabilità delle armi di piccolo taglio, armi non militari sono in grado di rompere i contenitori di GNL. Quindi, se un gruppo terrorista requisisse una nave metaniera carica di GNL, sarebbe un affare molto pericoloso provare a arrestarlo senza rompere contenitori, valvole o condutture. Secondo Brittle Power, strategia energetica per la sicurezza nazionale, un atto di sabotaggio a bordo sarebbe assai semplice se diretto verso la manipolazione delle valvole che potrebbero portare alla rottura dei contenitori di GNL per sovrapressione e a un conseguente notevole versamento del GNL criogenico sullo scafo di acciaio che ne verrebbe, probabilmente, frantumato.
Richard Clarke, ex capo del controterrorismo USA, afferma che “Ci siamo anche resi conto che l’esplosione di una delle grandi gasiere nel porto spazzerebbe via il centro di Boston”.  Ricordiamo l’attentato targato “Settembre Nero“ avvenuto ai depositi SIOT nel 1972.

La inaffidabilità degli studi sulla sicurezza
Secondo quanto risulta da uno studio sulla sicurezza del GNL le gasiere sono ritenute relativamente sicure perché sono a doppio scafo, che però meno di un anno dopo questo studio una piccola imbarcazione da turismo ha speronato il doppio scafo di una petroliera francese nell’ottobre del 2002, la ‘Limburg’ , causando un enorme incendio.
Nel Rapporto Sandia, Guida alla analisi dei rischi ed ai problemi di sicurezza conseguenti ad una grande fuoriuscita sull’acqua di GNL Gas Naturale Liquido, stampato nel dicembre 2004, si afferma che “…le dinamiche e le conseguenze di una fuoriuscita (di GNL, ndt) e i pericoli di un tale incidente non sono ancora completamente conosciuti.”, “La mancanza di informazioni sperimentali su larga scala, costringe gli studiosi a porre molte ipotesi e semplificazioni.”.

Da quest’ultimo documento siamo venuti a sapere che “È impossibile tentare di colmare alcuni di questi ‘vuoti’ dovuti alle limitazioni sperimentali e di calcolo.”, “È evidente che la mancanza di dati disponibili su larga scala riguardo a perdite (di gas) non permette di mettere a punto modelli previsionali affidabili.”.
Siamo venuti a sapere che pur considerando le suddette limitazioni il rapporto afferma: “una gasiera di LNG danneggiata da un buco di 5 metriquadri ed una fuoriuscita della durata di 8 minuti causerebbero una nuvola di vapore infiammabile che si diffonderebbe e si estenderebbe per più di 2 miglia ”, “…questo dovrebbe essere convalidato da una sperimentazione concreta e reale…”.

Il Rapporto CRS  per il Congresso USA, Gennaio 2004, afferma che “La maggior parte delle analisi del rischio di incidenti riguardanti gli impianti o la movimentazione di GNL dipende dai modelli computerizzati di simulazione utilizzati per calcolare gli effetti di un possibile incidente. […] Ma i modelli sul GNL sono estremamente complessi e intrinsecamente imprecisi, in quanto basati su calcoli ed ipotesi riguardo alle quali studiosi imparziali potrebbero trovarsi legittimamente in disaccordo. Anche minime differenze presenti in un modello sul GNL potrebbero far giungere a conclusioni significativamente differenti.”. 

Il rischio è alto anche con la moderna tecnologia
L’impianto di GNL esploso a Skikda in Algeria nel 2004 è stato modernizzato nel 1999 ed era dotato di tutte le più recenti tecnologie di sicurezza. L’esplosione del terminale GNL algerino è stata così violenta che il boato è stato sentito a diverse miglia di distanza. La violenta esplosione algerina ruppe tutti i vetri di un distante complesso condominiale e lo avvolse in una nuvola di fuoco.
Nel Mobile Register del 14 aprile 2004 si legge “Un nuovo rapporto dà nuove informazioni sull’esplosione di GNL a Skikda in Algeria” e “I primi rapporti dicevano che l’esplosione era causata da un malfunzionamento di una caldaia. Però le conclusioni finali indicano che è stata una grossa perdita da un tubo, che ha formato una nube di gas altamente infiammabile e esplosivo che è rimasta sospesa sopra l’impianto.”.

Impatto su turismo e industria della pesca
Per Guardia Costiera degli Stati Uniti sulla costa U.S.A. nessuna imbarcazione può navigare entro 1 miglio avanti, 2 miglia dietro o 1/2 miglio su ciascun lato di una nave gasiera. E’ probabile che la zona di esclusione della guardia costiera americana non riesca a fermare potenziali terroristi, ma sicuramente interferisce pesantemente con le nostre industrie del turismo e della pesca.
Siamo venuti a sapere che gli impianti off-shore di GNL utilizzerebbero l’acqua del mare per riscaldare il gas naturale congelato al fine di non togliere da 20 a 40 milioni di dollari all’anno dai profitti del GNL. Alcuni progetti oggi proposti utilizzerebbero 568,5 milioni di litri d’acqua marina al giorno; l’acqua dopo aver ricevuto un’aggiunta di cloro sarebbe rigettata in mare più fredda di 16° . Uno studio dell’EPA ha dimostrato che un impianto di GNL nel mare dell’Alabama distruggerebbe il 25% di pesce, granchi e gamberi.

L’impatto ambientale
In base ad un rapporto dell’EPA Americano ( “Le caratteristiche chimiche del metano e le interazioni con l’atmosfera concorrono in modo significativo all’effetto serra. […] Il metano (incombusto) produce, a parità di peso, un effetto serra circa 21 volte maggiore di quello prodotto dal biossido di carbonio (CO2). 
Secondo studi accreditati (Doyle, Energy geopolitics, Scientific American, 2004) il trasferimento del gas naturale via mare con metaniere a -161° è un processo che richiede molta energia e implica una gestione costosa e complessa.
Ogni gasiera di GNL consuma 100 tonnellate di carburante al giorno e produce emissioni più nocive di quelle provenienti dalle centrali termiche attualmente in uso.

Incidenti ai gasdotti
Washington Post del 7 luglio 2005  “Uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura del molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture.” Il dirigente della contea di Prince George, Jack Johnson ha dichiarato, “che era allarmato del fatto che l’industria del gas era a conoscenza fin dal 1992 che modifiche nella composizione del gas potevano provocare fughe di gas dai raccordi.”

Antonio Bruno

Categorie:Comunicati stampa

Crisi porto petroli: il rimedio peggio della situazione attuale

La crisi del greggio e’ inevitabile, faremo sempre a meno del petrolio. 
Una politica lungimirante punterebbe alla riconversione produttiva in senso ecologico, sviluppando energie alternative. La soluzione paventata dal presidente del porto petroli Maugeri di spostarsi verso il Gas Naturale Liquefatto non è sostenibile, un po’ perche’ un impianto analogo a Livorno è sovvenzionato dallo stato per stare fermo, un po’ per l’ulteriore pericolo per le popolazioni del Ponente.

I pericoli
Siamo venuti a conoscenza di un film d’inchiesta prodotto da due avvocati americani. Il film denuncia i pericoli del GNL (il Gas Naturale Liquefatto). I due avvocati sono stati pubblicamente ringraziati dalla città di Oxnard di 157.000 abitanti per avere evitato che fosse realizzato un terminal off-shore per il GNL davanti alla costa.
Intanto lo studio di un comitato scientifico a Livorno ha stabilito che se un impianto simile ai nostri dovesse mai esplodere svilupperebbe un’energia pari a 50 ordigni atomici e distruggerebbe ogni cosa nel raggio di 55 Km . ( dal Corriere della Sera 30 marzo 06 )

Il peggiore incidente previsto nella valutazione di impatto ambientale di Oxnard
Siamo venuti a sapere che il Rapporto della Commissione Energetica della California del Luglio 2003 (allegato 4) afferma che “Il Consiglio Comunale di Oxnard (157.000 abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente. I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70.000 morti se un incidente di GNL fosse accaduto. Nessuno dei rischi considerati includeva atti di sabotaggio o terrorismo.” Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di GNL a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, afferma che la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia ( 55 chilometri ) distruggendo tutto nel suo cammino.

I pericoli elencati in uno studio per il Pentagono
Siamo venuti a sapere che uno studio preparato per il Pentagono nel 1982  afferma che “È probabile che se il 9 % del carico di GNL di una nave cisterna fuoriuscisse sull’acqua. Si trasformerebbe in una nube o un pennacchio e si disperderebbe lungo la superficie fino a incontrare una fonte di accensione. Tale nube potrebbe in dieci/venti minuti allungarsi sottovento almeno tre miglia. Alla fine potrebbe arrivare più lontano, dalle sei fino alle dodici miglia. Come un palla di fuoco potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio, ed il suo calore radiante potrebbe causare ustioni di terzo grado e dar vita a incendi fino a uno/due miglia di distanza dalla nube. Una palla di fuoco di GNL diffondendosi in una città può causare un’enorme quantità di incendi ed esplosioni in una vasta area. Al momento o nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di GNL.”.

Il pericolo delle nubi di gas
Siamo venuti a sapere che la Procedura di Emergenza per il GNL della Capitaneria di porto di Savannah (Georgia), dove è situato uno dei quattro impianti di GNL attualmente negli USA, indica che le “AZIONI INIZIALI DA EFFETTUARE IN CASO DI PEGGIOR SCENARIO DI FUORIUSCITA DI GNL” sono le seguenti “Ordinare l’immediata evacuazione di tutto il personale della Guardia Costiera Americana dall’area interessata”.
Siamo venuti a sapere che il GNL non è infiammabile quando è nel suo stato liquido dentro il suo contenitore, ma una volta fuoriuscito, rapidamente si diffonde in forma di nubi di gas.
Siamo venuti a sapere che il gas, quando si mescola in percentuali dal 5% al 15% con l’ossigeno, diviene altamente volatile e infiammabile.

La potenza di un’esplosione di gas equivale a quella dell’energia nucleare
Siamo venuti a sapere che, secondo lo studio preparato per il Pentagono nel 1982, l’energia sprigionata da una gasiera con un serbatoio di 125000 metricubi sarebbe equivalente a 55 bombe di Hiroshima prive di radiazioni.
Siamo venuti a sapere che “Science and Environmental Policy Project” afferma che “L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad un’esplosione nucleare”. ( vedi http://www.LNGdanger.com  )

Il gas può infiammarsi ed esplodere spontaneamente
Siamo venuti a sapere che alcuni filmati del US Bureau of Mines del 1969 e del 1972 mostrano che il GNL, in caso di perdita, si diffonde senza alzarsi, che il GNL può prendere fuoco spontaneamente e che il GNL può esplodere spontaneamente.
Siamo venuti a sapere che tutti gli idrocarburi hanno una piccola finestra di infiammabilità, però, tra tutti gli idrocarburi, inclusi quelli noti come la benzina verde, il carburante per i jet, il propano e il butano, il GNL, che è metano, ha la finestra di infiammabilità più larga con la maggiore probabilità di combustione.

Il pericolo degli incidenti
Siamo venuti a conoscenza dei seguenti incidenti catastrofici (la maggior parte avvenuta dopo la conclusione degli studi alla base della Valutazione di Impatto Ambientale):
– 20 ottobre 1944 – esplode l’impianto GNL di Cleveland (Ohio, USA): 131 morti – 225 feriti – 79 case distrutte – 2 fabbriche – 217 auto – 680 senzatetto;
– 20 gennaio 2004 – a Skikda in Algeria esplode impianto GNL: 27 morti – 74 feriti (il città si salva per il vento);
– 31 luglio 2004 – in Belgio esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti;
– 30 agosto 2005 – in Nigeria esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi.

Siamo venuti a sapere che il “The Norway Post”, il 20 settembre 2004, titolava “Gasiera di GNL in avaria a nord di Bergen – ora rimorchiata” e si legge “I motori della nave si erano fermati e con il cattivo tempo le ancore erano inutilizzabili. Comunque, due rimorchiatori erano riusciti a trainarla a circa 27 metri dalle rocce… intanto ci si preparava alla evacuazione degli 800 abitanti dell’isola di Fedje, per paura che la gasiera potesse esplodere se si fosse arenata sugli scogli”.
Siamo venuti a sapere che sul sito CNN.com (allegato 5), il 15 novembre 2002, si leggeva “Un sottomarino nucleare si scontra con una gasiera” e poi “A Barcellona (Spagna) la gasiera di GNL ‘ Norman Lady’ ha avuto una collisione nel Mediterraneo occidentale con il sottomarino USS Oklahoma City. Fortunatamente la gasiera aveva già scaricato il suo pericoloso carico. Si sono verificati solo pochi danni al periscopio.” .

La vulnerabilità agli attacchi terroristici
Siamo venuti a sapere che dagli atti del Congresso degli Stati Uniti del 21 Aprile 2005, Markey, membro del Congresso e membro anziano del Comitato di sicurezza interna, ha affermato che gli impianti di GNL sono “tra gli obiettivi più attraenti per i terroristi”. 
Siamo venuti a sapere che “The Providence Journal”, il 21 settembre 2004, titolava “Un dirigente della Lloyd paragona un attacco al GNL ad un esplosione nucleare” e si legge che un dirigente dell’Assicurazione Lloyd di Londra, Peter Levene, ha affermato che: “Anche le gasiere, sia in mare che nei porti, costituiscono evidenti bersagli”. Levene ha anche detto che “gli specialisti riconoscono che un attacco terroristico ad una gasiera di GNL potrebbe avere la forza di una piccola esplosione nucleare”. 

Siamo venuti a sapere che, secondo i risultati di test eseguiti sulle armi da fuoco dall’ufficio governativo statunitense di contabilità delle armi di piccolo taglio, armi non militari sono in grado di rompere i contenitori di GNL. Quindi, se un gruppo terrorista requisisse una nave metaniera carica di GNL, sarebbe un affare molto pericoloso provare a arrestarlo senza rompere contenitori, valvole o condutture. Secondo Brittle Power, strategia energetica per la sicurezza nazionale, un atto di sabotaggio a bordo sarebbe assai semplice se diretto verso la manipolazione delle valvole che potrebbero portare alla rottura dei contenitori di GNL per sovrapressione e a un conseguente notevole versamento del GNL criogenico sullo scafo di acciaio che ne verrebbe, probabilmente, frantumato.
Siamo venuti a sapere che Richard Clarke, ex capo del controterrorismo USA, afferma che “Ci siamo anche resi conto che l’esplosione di una delle grandi gasiere nel porto spazzerebbe via il centro di Boston”.  Ricordiamo l’attentato targato “Settembre Nero“ avvenuto ai depositi SIOT nel 1972.

La inaffidabilità degli studi sulla sicurezza
Siamo venuti a sapere che secondo quanto risulta da uno studio sulla sicurezza del GNL le gasiere sono ritenute relativamente sicure perché sono a doppio scafo, che però meno di un anno dopo questo studio una piccola imbarcazione da turismo ha speronato il doppio scafo di una petroliera francese nell’ottobre del 2002, la ‘Limburg’ , causando un enorme incendio.
Siamo venuti a sapere che nel Rapporto Sandia, Guida alla analisi dei rischi ed ai problemi di sicurezza conseguenti ad una grande fuoriuscita sull’acqua di GNL Gas Naturale Liquido, stampato nel dicembre 2004, si afferma che “…le dinamiche e le conseguenze di una fuoriuscita (di GNL, ndt) e i pericoli di un tale incidente non sono ancora completamente conosciuti.”, “La mancanza di informazioni sperimentali su larga scala, costringe gli studiosi a porre molte ipotesi e semplificazioni.”.

Da quest’ultimo documento siamo venuti a sapere che “È impossibile tentare di colmare alcuni di questi ‘vuoti’ dovuti alle limitazioni sperimentali e di calcolo.”, “È evidente che la mancanza di dati disponibili su larga scala riguardo a perdite (di gas) non permette di mettere a punto modelli previsionali affidabili.”.
Siamo venuti a sapere che pur considerando le suddette limitazioni il rapporto afferma: “una gasiera di LNG danneggiata da un buco di 5 metriquadri ed una fuoriuscita della durata di 8 minuti causerebbero una nuvola di vapore infiammabile che si diffonderebbe e si estenderebbe per più di 2 miglia ”, “…questo dovrebbe essere convalidato da una sperimentazione concreta e reale…”.

Siamo venuti a sapere che il Rapporto CRS  per il Congresso USA, Gennaio 2004, afferma che “La maggior parte delle analisi del rischio di incidenti riguardanti gli impianti o la movimentazione di GNL dipende dai modelli computerizzati di simulazione utilizzati per calcolare gli effetti di un possibile incidente. […] Ma i modelli sul GNL sono estremamente complessi e intrinsecamente imprecisi, in quanto basati su calcoli ed ipotesi riguardo alle quali studiosi imparziali potrebbero trovarsi legittimamente in disaccordo. Anche minime differenze presenti in un modello sul GNL potrebbero far giungere a conclusioni significativamente differenti.”. 

Il rischio è alto anche con la moderna tecnologia
Siamo venuti a sapere che l’impianto di GNL esploso a Skikda in Algeria nel 2004 è stato modernizzato nel 1999 ed era dotato di tutte le più recenti tecnologie di sicurezza. L’esplosione del terminale GNL algerino è stata così violenta che il boato è stato sentito a diverse miglia di distanza. La violenta esplosione algerina ruppe tutti i vetri di un distante complesso condominiale e lo avvolse in una nuvola di fuoco.
Siamo venuti a sapere che dal Mobile Register del 14 aprile 2004 si legge “Un nuovo rapporto dà nuove informazioni sull’esplosione di GNL a Skikda in Algeria” e “I primi rapporti dicevano che l’esplosione era causata da un malfunzionamento di una caldaia. Però le conclusioni finali indicano che è stata una grossa perdita da un tubo, che ha formato una nube di gas altamente infiammabile e esplosivo che è rimasta sospesa sopra l’impianto.”.

Terminale off-shore: progetti “cavia”, mai sperimentati
Siamo venuti a sapere che i progetti off-shore sono progetti sperimentali e Gordon Shearer, Direttore generale della Weaver’s Cove Energy, ha recentemente ammesso: “Non ho mai sentito parlare di un impianto off-shore di GNL; è una tecnologia che è in via di sviluppo, ma non è stata sufficientemente sperimentata, provata e non è esistente al momento.” La FERC recentemente ha detto: “La tecnologia per il trasferimento del GNL in condizioni atmosferiche più avverse nel caso di un terminal offshore non è stata verificata. Il livello odierno di conoscenza e la limitata esperienza operativa non sono sufficienti per giustificare l’interesse per questa nuova tecnologia off-shore.”.

Impatto su turismo e industria della pesca
Siamo venuti a sapere che per Guardia Costiera degli Stati Uniti sulla costa U.S.A. nessuna imbarcazione può navigare entro 1 miglio avanti, 2 miglia dietro o 1/2 miglio su ciascun lato di una nave gasiera. E’ probabile che la zona di esclusione della guardia costiera americana non riesca a fermare potenziali terroristi, ma sicuramente interferisce pesantemente con le nostre industrie del turismo e della pesca.
Siamo venuti a sapere che gli impianti off-shore di GNL utilizzerebbero l’acqua del mare per riscaldare il gas naturale congelato al fine di non togliere da 20 a 40 milioni di dollari all’anno dai profitti del GNL. Alcuni progetti oggi proposti utilizzerebbero 568,5 milioni di litri d’acqua marina al giorno; l’acqua dopo aver ricevuto un’aggiunta di cloro sarebbe rigettata in mare più fredda di 16° . Uno studio dell’EPA ha dimostrato che un impianto di GNL nel mare dell’Alabama distruggerebbe il 25% di pesce, granchi e gamberi.

L’impatto ambientale
Siamo venuti a sapere che in base ad un rapporto dell’EPA Americano ( “Le caratteristiche chimiche del metano e le interazioni con l’atmosfera concorrono in modo significativo all’effetto serra. […] Il metano (incombusto) produce, a parità di peso, un effetto serra circa 21 volte maggiore di quello prodotto dal biossido di carbonio (CO2). 
Siamo venuti a sapere che secondo studi accreditati (Doyle, Energy geopolitics, Scientific American, 2004) il trasferimento del gas naturale via mare con metaniere a -161° è un processo che richiede molta energia e implica una gestione costosa e complessa.
Siamo venuti a sapere che ogni gasiera di GNL consuma 100 tonnellate di carburante al giorno. Ogni gasiera di GNL produce emissioni più nocive di quelle provenienti dalle centrali termiche attualmente in uso.
Leggiamo su un’organo di stampa che il presidente del Porto PETROLI MAUGERI PROPONE PER USCIRE DALLA DEVASTANTE CRISI DEL MERCATO DEL PETROLIO (-30% DAL 2010 A OGGI) di investire nel trattamento del Gas naturale Liquido.
Lacrisi del petrolio e’ inevitabile, faremo sempre a meno di esso. U
na politica lungimirante punterebbe alla riconversione produttiva in senso ecologico, sviluppando energie alternative. 
La soluzione paventata dal presidente del porto petorli Maugeri di spostarsi verso il Gas Naturale Liquefatto non è sostenibile, un po’ perche’ un impianto analogo a Livorno è sovenzionato dallo stato per stare fermo, un po’ per l’ulteriore pericolo per le popolazioni del Ponente.


Incidenti ai gasdotti
Siamo venuti a sapere dal Washington Post del 7 luglio 2005 che “Uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura del molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture.” Il dirigente della contea di Prince George, Jack Johnson ha dichiarato, “che era allarmato del fatto che l’industria del gas era a conoscenza fin dal 1992 che modifiche nella composizione del gas potevano provocare fughe di gas dai raccordi.”

Antonio Bruno

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