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Archive for novembre 2016

No alla vendita di Iren di Pra e a nuovo supermercato

I dirigenti IRETI ed IREN per fare cassa e ripagare il debito aziendale (superiore ai due miliardi e mezzo di euro) sono pronti a fare cassa svendendo tutto il vendibile anche i gioielli di famiglia.
A tal proposito ci chiediamo come Iren possa partecipare a una gara (unico soggetto), per acquisire Amiu.
Il patrimonio immobiliare è oramai stato ridotto all’osso, solo i fabbricati ritenuti dalla dirigenza strettamente necessari sono rimasti in capo a IREN, altri seppure ancora accogliendo gli uffici Iren  sono stati venduti per ripagare i debiti e l’azienda adesso paga gli affitti e/o riscatti per tornarne in possesso.
Il presidio di IREN a ponente l’Officina di Prà attualmente ospita Ireti, il reparto gas, Amiu e Aster oltre al campetto della Olimpic Prà.
Il presidio di ponente è sempre stato in questi anni un punto di  riferimento per la normale attività gasisitica di rinnovamento e manutenzione della rete gas, gestendo sempre egregiamente tutte le lavorazioni, cercando di collaborare con gli altri soggetti presenti sul territorio, Polizia Locale, Istituzioni ed altri gestori di servizi, cercando anche sempre di limitare i disagi al traffico ed alla cittadinanza.
Nelle emergenze la presenza dell’Officina di Prà ha sempre garantito un intervento tempestivo che il Pronto Intervento della sede di Gavette sia per motivi logistici che per impedimenti oggettivi dovuti alle calamità naturali, non ha permesso.
Infatti le varie alluvioni che si sono succedute negli anni nel ponente genovese  hanno sempre visto le squadre operative di AMGA prima, poi IRIDE, quindi GENOVA RETI GAS e adesso IRETI, presenti nell’Officina di Prà, intervenire tempestivamente assieme agli altri Enti per mettere in sicurezza e ristabilire nel minor tempo possibile la fornitura di gas alle abitazioni colpite dalle varie calamità.
Anche in questi giorni, con l’allerta Arancione le squadre sono state e  saranno a disposizione all’interno dell’officina pronte per intervenire in caso di necessità nel ponente.
Oggi i dirigenti IRETI hanno deciso di porre fine a questa presenza mettendo in vendita l’area con l’intenzione di spostare entro breve termine i dipendenti IRETI a Campi, dove i lavori di ristrutturazione sono già in atto, si parla tra gennaio e aprile 2017, e dare lo sfratto con limite ultimo 30 giugno 2017 ad ASTER ed AMIU.
L’area sarebbe posta in vendita per la cifra irrisoria di un milione di euro ha ricevuto la pronta offerta della COOP.
IRETI ha tempo fino al 30 novembre 2016 per accettare l’offerta e consentire così alla COOP di creare un nuovo centro commerciale, benché l’area si trovi nelle vicinanze di un cimitero, si parla già di deroghe e concessioni.
Chiediamo alle forze politiche e al Sindaco di Genova di intervenire per scongiurare questa situazione.

Angelo Spanò cooportavoce metropolitano dei Verdi
Antonio Bruno, Giampiero Pastorino, consiglieri comunali

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Lettera aperta al Premier Matteo Renzi

Lettera aperta al Premier Matteo Renzi

In occasione della sua visita a Genova prevista per Sabato, non volendo credere alle male lingue che collegano il pacchetto di finanziamenti che viene a promettere a pochi giorni dal voto referendario del 4 dicembre, mi permetterei di porgerle alcuni suggerimenti.
Tralasci di finanziare progetti come la speculazione edilizia prevista nel fronte mare di Genova Foce (blueprint) o l’urbanizzazione della collina degli Erzelli senza prima averla dotata di un accesso capiente di trasporto pubblico in sede propria. Suggerirei di finanziare la messa in sicurezza della discarica di Scarpino il cui costo (circa 60 milioni) verra’ fatto ricadere sulle tasche dei genovesi con l’aumento della Tariffa dei Rifiuti e la ristrutturazione dei numerosi appartamenti sfitti perche’ sia possibile non avere piu’ case vuote e cittadini senza casa.

Antonio Bruno

Un NO per tutelare le comunità locali contro i profitti di pochi (intervento iniziativa p. Sarzano Genova)

Un anno fa, il Tribunale permanente per i diritti dei popoli emise una storica sentenza su “partecipazione delle comunità locali e grandi opere”.
Il tribunale fondato da Lelio Basso affrontò la vicenda del Tav in Val di Susa, e sentenziò che lo Stato Italiano doveva: “Rivedere la legge obiettivo del 2001, che esclude totalmente le amministrazioni locali dai processi decisionali relativi al progetto, così come il decreto Sblocca Italia del settembre 2014 che formalizza il principio secondo il quale non è necessario consultare le popolazioni interessate in caso di opere che trasformano il territorio”.
Legislazione portata avanti si da governi di destra che di centro sinistra, che tenatano di espropriare le comunità locali da procvessi decisionali dal grande impatt osul loro territorio.

Anche papa Francesco affronta il problema dell’enciclica Laudato si’ (maggio 2015): “È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative.
Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato. Bisogna abbandonare l’idea di ‘interventi’ sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate.
La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante”.

La riforma della Costituzione va in senso opposto: il nuovo articolo 117 riserva senza equivoci allo Stato la legislazione in fatto di “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia e di infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale”.
Si tenta di blindare a livello costituzionale l’autoritarismo dello Sblocca Italia, che la Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale proprio dove aveva estromesso la voce delle Regioni da materie sensibili per la salute dei cittadini come gli inceneritori, o le trivellazioni.
Non è dunque un caso che la campagna del “Sì” si apra riesumando la più insostenibile delle grandi opere: il Ponte sullo Stretto di berlusconiana memoria.

Se il 4 dicembre dovesse vincere il “Sì” nulla potrebbe fermare il consumo del territorio, immolato a grandi opere utili solo a chi le costruisce e invece dannose, se non letali, per i cittadini che le subiscono.
Votare “No” serve anche a difendere la nostra vita, la nostra storia, il nostro territorio
Con il voto del 4 novembre decideremo  dove sta l’interesse strategico della nazione: nella qualità della vita di tutti o nel profitto di pochi?

Il mio intervento all’iniziativa PER UN NO SOCIALE AL REFERENDUM  (Passeggiata Librocaffè, piazza sarzano, Genova ore 18-20) prende spunto da un articolo del professore Montanari sul mensile Altraeconomia.

Antonio Bruno

Marco Doria a pensare che il sistema corruttivo si limiti ad alcune “mele marce”…

Il Sindaco di Genova Marco Doria sostiene in un’intervista a un media cittadino che “.. rifiuto il ragionamento di chi collega in modo automatico un tipo di opera e la corruzione, che va contrastata sempre e ovunque”, a proposito della retata relativa al Terzo Valico ferroviario dei Giovi.
Invece io penso che, studiando la storia del collegamento ad alta velocità ferroviaria da Fegino a Tortona dal costo di 6,2 miliardi di euro, si intravveda il sistema corruttivo fin dall’ideazione, proseguendo per l’affidamento (senza gara alcuni giorni prima una direttiva europea che la imponeva); la scelta di impiegare tutti quei soldi, l’inserimento come opera strategica per la nazione al fine di evitare la Valutazione di Impatto Ambientale con Opzione Zero, con grandi interrogativi sui controlli e le decine di deroghe al Codice della Strada per permettere il passaggio di Camion in strade che non potrebbero sopportarli.
Per quanto riguarda le dichiarazioni del Sindaco secondo cui  “i collegamenti ferroviari tra Genova e il suo porto con Milano, la pianura Padana e la Svizzera sono fondamentali, oggi non sono adeguati e i lavori devono essere completati in tempi certi” mi pare che non tenga conto che gli ammodernamenti sostenuti dai “No Terzo valico” e progettati da decine di anni da FFSS produrrebbero gli stessi risultati trasportistici.
Mi riferisco alla bretella camerone di  Borzoli – linee di Valico, banalizzazione delle linee dei Giovi, il “salto del montone” di Arquata e, soprattutto, al quadruplicamento della linea in val Padana nella zona di Tortona.

 Antonio Bruno
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