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Incontro con Premio Nobel Pace 2017

Un mondo senza Armi Nucleari, applichiamo il Trattato di Non Proliferazione per abolire questi strumenti di morte

                                      Martedi 28 novembre 2017

  • Ore 19 sala della Società Ligure di Storia Patria, Palazzo Ducale

Incontro con Luigi Mosca e Mario Agostinelli, membri di ICAN “Campagna per l’abolizione delle armi nucleari” http://www.icanw.org/    a cui è stato attribuito il Premio Nobel per la Pace 2017

                                       Mercoledi 29 novembre 2017

  • Ore 18 Ora in Silenzio per la pace, piazza De Ferrari

Dal 2007 ICAN ha accompagnato e promosso tutta una serie di iniziative a partire dalla successione delle tre conferenze (Oslo, Nayarit e Vienna) sulle spaventose e ingestibili conseguenze umanitarie di ogni esplosione nucleare sulle popolazioni e le infrastrutture delle città e sul rischio crescente di una guerra nucleare anche solo per errore, per incidente o per sabotaggio.

In seguito, la società civile, sempre con in prima linea ICAN, ha sviluppato una sinergia con la maggior parte dei Paesi non dotati di armi nucleari, che ha condotto, attraverso una fase preparatoria nel quadro delle Nazioni Unite a New York, alla redazione e quindi all’adozione del Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari il 7 luglio 2017

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Andiamo al Forum Sociale Mondiale 2018

Vorremmo organizzare una partecipazione collettiva al Forum Sociale Mondiale 2018 (Salvador de Bahia in Brasile, 13 al 17 marzo 2018) .
Pensiamo di preparare il forum anche con contatti in loco con realtà locali e internazionali.fsm2018
Inoltre vorremmo verificare l’eventuale presentazione e/o partecipazione a eventi che verranno programmati.
Stiamo lavorando per verificare se esiste la possibilità di pernottamento in strutture e/o famiglie.
Per quanto riguarda il viaggio, l’organizzazione collettiva più difficile, perchè è probabile che molti avranno esigenze differenti:
– il lavoro
– la preoccupazione di poter partecipare alle elezioni politiche (che si terranno in una data imprecisata da febbraio a giugno) che restringe, per
chi ne volesse tenere conto, a una partenza nel pomeriggio-tarda mattinata di domenica 11 marzo e al’arrivo nel primo pomeriggio di domenica  18 marzo
(da farsi presumibilmente entro l’ottobre di questo anno)
– il piacere di arrivare prima o fermarsi per turismo più o meno responsabile.
Ma ci si può lavorare.
Per quanto riguarda le tariffe aeree pare che il mese di ottobre possa essere particolarmente favorevole.

Al momento sui siti di prenotazione online è possibile prenotare volo e singola dall’11 al 17 ottobre con un costo sotto i 900 euro. Soluzioni di alloggio collettive ovviamente sarebbero più favorevoli.

Per le questioni logistiche e di contenuto, rimaniamo in attesa di eventuali segnali che però dovrebbero arrivare entro la prima metà del mese di ottobre….

Contattare bruno@aleph.it


Grazie.

Antonio Bruno, Silvia Parodi, Giorgio Riolo

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Kenia: proibiti sacchetti plastica

Il provvedimento, atteso da anni, era stato annunciato mesi fa e confermato nei giorni scorsi dal tribunale, cui erano ricorsi i produttori che rischiano di perdere buoni guadagni o di spendere ingenti somme per riqualificare le proprie industrie per la produzione di imballaggi biodegradabili.

Si calcola che finora nel paese venissero usati 24 milioni di sacchetti di plastica l’anno. I produttori sostengono che, con la proibizione, potranno essere persi 80mila posti di lavoro. I lavoratori hanno già organizzato manifestazioni di protesta.

Altri paesi in Africa hanno fatto questa scelte: ricordiamo l’Eritrea (2005), la Tanzania (2006), il Rwanda (2008), la Mauritania (2013).
Tuttavia il provvedimento keniano è caratterizzato da una notevole severità.
Chi importa, vende o produce i sacchetti di plastica rischia grosso: fino a 38.000 dollari di multa e fino a 4 anni di carcere per i casi più gravi.
Per ora, chi viene trovato ad usarli per le incombenze quotidiane verrà solo redarguito verbalmente, ma progressivamente saranno introdotte pene anche per gli utilizzatori finali.

Judy Wakhungu, ministra dell’ambiente, ha dichiarato che i sacchetti di plastica sono la più grande sfida alla gestione dei rifiuti in Kenya, un incubo ambientale che deve essere affrontato con ogni mezzo. Particolare preoccupazione desta il ritrovamento di plastica, fino a 20 sacchetti, nello stomaco degli animali macellati. Nei giorni scorsi le autorità competenti hanno promosso l’organizzazione di una fiera per la presentazione di imballaggi alternativi.

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Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati

Cari fratelli e sorelle!

«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,34).

Durante i miei primi anni di pontificato ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Si tratta indubbiamente di un “segno dei tempi” che ho cercato di leggere, invocando la luce dello Spirito Santo sin dalla mia visita a Lampedusa l’8 luglio 2013. Nell’istituire il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, posta ad tempus sotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta.

Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43). Il Signore affida all’amore materno della Chiesa ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore.[1] Tale sollecitudine deve esprimersi concretamente in ogni tappa dell’esperienza migratoria: dalla partenza al viaggio, dall’arrivo al ritorno. E’ una grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà, i quali sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità.

Al riguardo, desidero riaffermare che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».[2]

Considerando lo scenario attuale, accogliere significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione. In tal senso, è desiderabile un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare. Allo stesso tempo, auspico che un numero maggiore di paesi adottino programmi di sponsorship privata e comunitaria e aprano corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti. Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.[3] Torno a sottolineare l’importanza di offrire a migranti e rifugiati una prima sistemazione adeguata e decorosa. «I programmi di accoglienza diffusa, già avviati in diverse località, sembrano invece facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo».[4] Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI,[5] ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera. Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base. In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.[6]

Il secondo verbo, proteggere, si declina in tutta una serie di azioni in difesa dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio.[7] Tale protezione comincia in patria e consiste nell’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza e nella loro salvaguardia dalle pratiche di reclutamento illegale.[8] Essa andrebbe continuata, per quanto possibile, in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali e la garanzia di una minima sussistenza vitale. Se opportunamente riconosciute e valorizzate, le capacità e le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono.[9] Per questo auspico che, nel rispetto della loro dignità, vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione. Per coloro che decidono di tornare in patria, sottolineo l’opportunità di sviluppare programmi di reintegrazione lavorativa e sociale. La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. Ad essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento.[10] Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita. La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso «una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale».[11] Lo status migratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio.

Promuovere vuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore.[12] Tra queste dimensioni va riconosciuto il giusto valore alla dimensione religiosa, garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa. Molti migranti e rifugiati hanno competenze che vanno adeguatamente certificate e valorizzate. Siccome «il lavoro umano per sua natura è destinato ad unire i popoli»,[13] incoraggio a prodigarsi affinché venga promosso l’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti – compresi i richiedenti asilo – la possibilità di lavorare, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza attiva e un’informazione adeguata nelle loro lingue originali. Nel caso di minori migranti, il loro coinvolgimento in attività lavorative richiede di essere regolamentato in modo da prevenire abusi e minacce alla loro normale crescita. Nel 2006 Benedetto XVI sottolineava come nel contesto migratorio la famiglia sia «luogo e risorsa della cultura della vita e fattore di integrazione di valori».[14] La sua integrità va sempre promossa, favorendo il ricongiungimento familiare – con l’inclusione di nonni, fratelli e nipoti –, senza mai farlo dipendere da requisiti economici. Nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in situazioni di disabilità, vanno assicurate maggiori attenzioni e supporti. Pur considerando encomiabili gli sforzi fin qui profusi da molti paesi in termini di cooperazione internazionale e assistenza umanitaria, auspico che nella distribuzione di tali aiuti si considerino i bisogni (ad esempio l’assistenza medica e sociale e l’educazione) dei paesi in via di sviluppo che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti e, parimenti, si includano tra i destinatari le comunità locali in situazione di deprivazione materiale e vulnerabilità.[15]

L’ultimo verbo, integrare, si pone sul piano delle opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati. L’integrazione non è «un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca. È un processo prolungato che mira a formare società e culture, rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini».[16] Tale processo può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel paese. Insisto ancora sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi. Mi preme sottolineare il caso speciale degli stranieri costretti ad abbandonare il paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie. Queste persone richiedono che venga loro assicurata un’assistenza adeguata per il rimpatrio e programmi di reintegrazione lavorativa in patria.

In conformità con la sua tradizione pastorale, la Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona per realizzare tutte le iniziative sopra proposte, ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie.

Durante il Vertice delle Nazioni Unite, celebrato a New York il 19 settembre 2016, i leader mondiali hanno chiaramente espresso la loro volontà di prodigarsi a favore dei migranti e dei rifugiati per salvare le loro vite e proteggere i loro diritti, condividendo tale responsabilità a livello globale. A tal fine, gli Stati si sono impegnati a redigere ed approvare entro la fine del 2018 due patti globali (Global Compacts), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti.

Cari fratelli e sorelle, alla luce di questi processi avviati, i prossimi mesi rappresentano un’opportunità privilegiata per presentare e sostenere le azioni concrete nelle quali ho voluto declinare i quattro verbi. Vi invito, quindi, ad approfittare di ogni occasione per condividere questo messaggio con tutti gli attori politici e sociali che sono coinvolti – o interessati a partecipare – al processo che porterà all’approvazione dei due patti globali.

Oggi, 15 agosto, celebriamo la solennità dell’Assunzione di Maria Santissima in Cielo. La Madre di Dio sperimentò su di sé la durezza dell’esilio (cfr Mt 2,13-15), accompagnò amorosamente l’itineranza del Figlio fino al Calvario e ora ne condivide eternamente la gloria. Alla sua materna intercessione affidiamo le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e gli aneliti delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al sommo comandamento divino, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come noi stessi.

Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018

Categorie:Beni Comuni

Municipi: no alla politica con il cappello in mano

Il disperato appello dei candidati presidenti del Pd in alcuni municipi genovesi è molto significativo per come questa area politica abbia interiorizzato una gestione tecnocratica, burocratica e sottoposta ai dettami dei poteri forti della cosa pubblica.
Il municipio avrebbe la sua funzione di accompagnare le scelte politiche neoliberiste costituendo un’interfaccia con i cittadini da tenere buoni con  l’elargizione di qualche spicciolo a associazioni territoriali politicamente omogenee, la difesa del decoro (come le panchine anti poveri in bassa val bisagno), la sicurezza (incrementando l’insicurezza percepita attraverso la diffusione di paranoia e paura nonostante i micro-reati siano calati a detta della questura e della prefettura), questo o quel marciapiede o giardinetto.
Le grandi scelte vanno accompagnate e nascoste da una cortina fumogena di fuffa e melassa.
Oppressività degli speculatori portuali, l’inquinamento diffusa, la povertà causata anche dall’inutilizzo di immense aree dismesse votate alla rendita, le devastazioni territoriali come Gronda e Terzo Valico, la necessità di riconversioni sociali e produttive verso un’economia condivisa, circolare e sostenibile sono tematiche assenti, di cui la politica non deve occuparsi.
E’ necessaria un’altra Politica: non attaccata all’esistente, non mendicante posticini di potere, che non si attardi piagnucolante ad aspettare le bricciole che il potere concede.
Se partiti che hanno stesso programma e medesime miserie non riescono a mettersi d’accordo non è un problema di chi vuole costruire un’alternativa.
Ci sarebbe stato un Commissario e poi nuove elezioni.
Adesso è solo una apparente calma e “gestione delle miserie”, prima che la collera degli oppressi li travolga.
Noi siamo contro!

Davide Ghiglione, segretario provinciale PRC
Antonio Bruno, Forum Sinistra Europea

Categorie:Uncategorized

NON gettiamoci via, cerchiamo il meglio: Dichiarazione di voto Bilancio Previsionale 2017

NB: Questo è l’ultimo post del gruppo Federazione della Sinistra del Comune di Genova
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Signor Sindaco, Signor Presidente del Consiglio, cari consiglieri,

Non possiamo votare a favore di questo bilancio perchè avete bocciato le nostre proposte: impegno contro le politiche di austerità che soffocano gli enti locali, impegni finanziari a favore del risanamento idrogeologico della discarica di Scarpino, dei servizi sociali, del trasporto pubblico, dell’emergenza abitativa.

I Comuni hanno una ricchezza su cui da tempo puntano i grandi interessi finanziari e immobiliari: territorio, patrimonio pubblico, beni comuni e servizi (571 miliardi di euro), da immettere sul mercato  attraverso la trappola del debito e la gabbia del patto di stabilità e del pareggio di bilancio.

Nonostante i Comuni partecipino per non più del 2 % all’intero ammontare de ldebit complessivo, il Governo ha preteso ai Comuni – tra tagli ai trasferimenti e patto di stabilità – 1.650 miliardi del 2009 ai 16.655 miliardi del 2015.
Si usa lo shock del debito per scaricarne i costi sugli enti locali e sulle comunità territoriali per costringerle alla privatizzazione dei beni comuni.

E siamo passivi: perché paghiamo  interessi sul debito così alti quando il costo del denaro per il sistema bancario è a tasso quasi negativo? .
Inoltre il Parlamento ha introdotto gli sponsor per finanziare assunzioni impedite dal patto di stabilità, primo psso verso processi di privatizzazione e precarizzazione anche in questo campo.

Ai Sindaci cosa rimane se  tutti i servizi pubblici, e persino prestazioni lavorative comunali, sono stati privatizzati con multiutility e sponsor?
Minniti e Orlando ci hanno pensato: una stella sul petto, un vigile urbano con pistola nella fondina al fianco, e via per la città alla ricerca di mendicanti, marginali, profughi o semplicemente poveri.

Non è questa situazione che speravo 27 anni fa nel mio ingresso in politica.

Oggi al termine di questa esperienza mi permetto, sommessamente, di dare un consiglio.

Non lasciamoci incasellare. Vanno bene giardini sotto casa, cooperative, progetti sociali, centri di aggregazione.
Ma finché non mettiamo in discussione la politica saimo tollerati.
Non dobbiamo ridurci a un carro mascherato per contenere gli scarti del sistema, che non mette in discussione l’economia e i poteri forti.
Difendiamo la democrazia quando contestiamo, mettiamo in discussione le decisioni assunte
Siamo chiamati  a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi.
Non cadiamo nella tentazione di ridurci ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente.

Finisco salutando una grande persona che andra’ in pensione il mese prossimo: Carla Pedrazzi.
Una figura importante per il consiglio comunale di Genova, un aiuto per tutti noi, un punto di riferimento.

Termino augurando a tutti noi una grande buona onda, come dicono in Sudamerica.

Antonio Bruno

Bilancio Comune Genova: proposte per incrementare servizi sociali, salvare AMIU pubblica, intervenire nei quartieri collinari

Presentiamo alcuni emendamenti ai documenti sugli investimenti e sulla spesa corrente del Comune di Genova.

– Chiediamo di spostare investimenti non prioritari (Blueprint, Metro, Jean Nouvelle Fiera Genova, interventi su piscine) 120 milioni di euro in tre anni per risanare il dissesto idrogeologico della discarica di Scarpino, principale motivo delle difficolta’ economiche di AMIU

– Proponiamo di diminuire di 4 milioni gli ingenti stanziamenti per Ordine Pubblico e Sicurezza per investire negli interventi dei soggetti a rischio Esclusione Sociale e nel Trasporto Pubblico.

Queste sono le proposte principali, ma ce ne sono altre su cui i gruppi consiliari possono convergere.
Meno paranoia securitaria e piu’ servizi sociali, meno investimenti speculativi e piu’ sicurezza idrogeologica e, soprattutto, niente privatizzazione di AMIU e AMT.

 

Antonio Bruno

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