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Archive for the ‘Ambiente’ Category

Amianto Terzo Valico: il Cociv applica metodi con margini errore del 98%

Il Sottoscritto Consigliere,
premesso che il direttore piemontese dell’Arpa, Angelo Robotto, ad Alessandria, durante l’incontro voluto dal commissario straordinario della Grande Opera, Iolanda Romano, nell’istituto Nervi-Fermi, ha confermato i timori sulla correttezza sostanziale delle procedure sull’amianto del Terzo valico;
considerato che, secondo  Robotto, il Cociv, per verificare la presenza di amianto nelle rocce scavate nell’Appennino, continua a impiegare il metodo che, secondo i tecnici dell’Arpa, ha margini di errore che possono arrivare al 98% e non applica invece il metodo stabilito nel 2015 dal ministero dell’Ambiente e proposto proprio dall’Arpa per avere maggiori garanzie, denominato “Amianto totale” proprio perché ricerca la fibra killer in tutto il campione di roccia e non solo in una minima parte;
tenuto conto che come riportato dal sito giornale7.it “Io stesso – ha spiegato Robotto – nel 2015 ho firmato la lettera con la quale si diceva che il metodo previsto dalla legge 161 del 2012 non era efficace”. Il ministero recepì la richiesta con una determina del settembre 2015 che imponeva le nuove regole al Cociv, addirittura ribadite nel marzo dello scorso anno ma, non si sa come, il consorzio decapitato dalle inchiesta giudiziarie nell’autunno scorso, continua a fare come meglio ritiene, poiché il nuovo metodo metterebbe probabilmente a rischio la fattibilità dell’opera e i suoi costi. “Non abbiamo mai denunciato il Cociv – ha detto ancora Robotto – poiché sta applicando la normativa vigente del 2012 e la legge in vigore è questa”;
sottolineato che non si comprende perché la prescrizione ministeriale, del tutto vincolante, non sia stata fatta applicare immediatamente nei confronti del consorzio, non essendo l’atto né sospeso né, finora, annullato dal Tar del Lazio, al quale si è rivolto il Cociv stesso.
preoccupato che anche a Genova il consorzio Cociv adotti le stesse procedure, portando in giro per la città materiale proveniente da rocce amiantifere  come Val Polcevera, Ponente cittadino (Pegli in particolare)  e Val Varenna;
interpella Sindaco e Giunta per conoscere se non sia il caso di fermare i cantieri e procedere a approfondimenti in ordine alla sicurezza sanitaria della popolazione.
Antonio Bruno

Crisi porto petroli: il rimedio peggio della situazione attuale

La crisi del greggio e’ inevitabile, faremo sempre a meno del petrolio. 
Una politica lungimirante punterebbe alla riconversione produttiva in senso ecologico, sviluppando energie alternative. La soluzione paventata dal presidente del porto petroli Maugeri di spostarsi verso il Gas Naturale Liquefatto non è sostenibile, un po’ perche’ un impianto analogo a Livorno è sovvenzionato dallo stato per stare fermo, un po’ per l’ulteriore pericolo per le popolazioni del Ponente.

I pericoli
Siamo venuti a conoscenza di un film d’inchiesta prodotto da due avvocati americani. Il film denuncia i pericoli del GNL (il Gas Naturale Liquefatto). I due avvocati sono stati pubblicamente ringraziati dalla città di Oxnard di 157.000 abitanti per avere evitato che fosse realizzato un terminal off-shore per il GNL davanti alla costa.
Intanto lo studio di un comitato scientifico a Livorno ha stabilito che se un impianto simile ai nostri dovesse mai esplodere svilupperebbe un’energia pari a 50 ordigni atomici e distruggerebbe ogni cosa nel raggio di 55 Km . ( dal Corriere della Sera 30 marzo 06 )

Il peggiore incidente previsto nella valutazione di impatto ambientale di Oxnard
Siamo venuti a sapere che il Rapporto della Commissione Energetica della California del Luglio 2003 (allegato 4) afferma che “Il Consiglio Comunale di Oxnard (157.000 abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente. I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70.000 morti se un incidente di GNL fosse accaduto. Nessuno dei rischi considerati includeva atti di sabotaggio o terrorismo.” Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di GNL a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, afferma che la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia ( 55 chilometri ) distruggendo tutto nel suo cammino.

I pericoli elencati in uno studio per il Pentagono
Siamo venuti a sapere che uno studio preparato per il Pentagono nel 1982  afferma che “È probabile che se il 9 % del carico di GNL di una nave cisterna fuoriuscisse sull’acqua. Si trasformerebbe in una nube o un pennacchio e si disperderebbe lungo la superficie fino a incontrare una fonte di accensione. Tale nube potrebbe in dieci/venti minuti allungarsi sottovento almeno tre miglia. Alla fine potrebbe arrivare più lontano, dalle sei fino alle dodici miglia. Come un palla di fuoco potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio, ed il suo calore radiante potrebbe causare ustioni di terzo grado e dar vita a incendi fino a uno/due miglia di distanza dalla nube. Una palla di fuoco di GNL diffondendosi in una città può causare un’enorme quantità di incendi ed esplosioni in una vasta area. Al momento o nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di GNL.”.

Il pericolo delle nubi di gas
Siamo venuti a sapere che la Procedura di Emergenza per il GNL della Capitaneria di porto di Savannah (Georgia), dove è situato uno dei quattro impianti di GNL attualmente negli USA, indica che le “AZIONI INIZIALI DA EFFETTUARE IN CASO DI PEGGIOR SCENARIO DI FUORIUSCITA DI GNL” sono le seguenti “Ordinare l’immediata evacuazione di tutto il personale della Guardia Costiera Americana dall’area interessata”.
Siamo venuti a sapere che il GNL non è infiammabile quando è nel suo stato liquido dentro il suo contenitore, ma una volta fuoriuscito, rapidamente si diffonde in forma di nubi di gas.
Siamo venuti a sapere che il gas, quando si mescola in percentuali dal 5% al 15% con l’ossigeno, diviene altamente volatile e infiammabile.

La potenza di un’esplosione di gas equivale a quella dell’energia nucleare
Siamo venuti a sapere che, secondo lo studio preparato per il Pentagono nel 1982, l’energia sprigionata da una gasiera con un serbatoio di 125000 metricubi sarebbe equivalente a 55 bombe di Hiroshima prive di radiazioni.
Siamo venuti a sapere che “Science and Environmental Policy Project” afferma che “L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad un’esplosione nucleare”. ( vedi http://www.LNGdanger.com  )

Il gas può infiammarsi ed esplodere spontaneamente
Siamo venuti a sapere che alcuni filmati del US Bureau of Mines del 1969 e del 1972 mostrano che il GNL, in caso di perdita, si diffonde senza alzarsi, che il GNL può prendere fuoco spontaneamente e che il GNL può esplodere spontaneamente.
Siamo venuti a sapere che tutti gli idrocarburi hanno una piccola finestra di infiammabilità, però, tra tutti gli idrocarburi, inclusi quelli noti come la benzina verde, il carburante per i jet, il propano e il butano, il GNL, che è metano, ha la finestra di infiammabilità più larga con la maggiore probabilità di combustione.

Il pericolo degli incidenti
Siamo venuti a conoscenza dei seguenti incidenti catastrofici (la maggior parte avvenuta dopo la conclusione degli studi alla base della Valutazione di Impatto Ambientale):
– 20 ottobre 1944 – esplode l’impianto GNL di Cleveland (Ohio, USA): 131 morti – 225 feriti – 79 case distrutte – 2 fabbriche – 217 auto – 680 senzatetto;
– 20 gennaio 2004 – a Skikda in Algeria esplode impianto GNL: 27 morti – 74 feriti (il città si salva per il vento);
– 31 luglio 2004 – in Belgio esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti;
– 30 agosto 2005 – in Nigeria esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi.

Siamo venuti a sapere che il “The Norway Post”, il 20 settembre 2004, titolava “Gasiera di GNL in avaria a nord di Bergen – ora rimorchiata” e si legge “I motori della nave si erano fermati e con il cattivo tempo le ancore erano inutilizzabili. Comunque, due rimorchiatori erano riusciti a trainarla a circa 27 metri dalle rocce… intanto ci si preparava alla evacuazione degli 800 abitanti dell’isola di Fedje, per paura che la gasiera potesse esplodere se si fosse arenata sugli scogli”.
Siamo venuti a sapere che sul sito CNN.com (allegato 5), il 15 novembre 2002, si leggeva “Un sottomarino nucleare si scontra con una gasiera” e poi “A Barcellona (Spagna) la gasiera di GNL ‘ Norman Lady’ ha avuto una collisione nel Mediterraneo occidentale con il sottomarino USS Oklahoma City. Fortunatamente la gasiera aveva già scaricato il suo pericoloso carico. Si sono verificati solo pochi danni al periscopio.” .

La vulnerabilità agli attacchi terroristici
Siamo venuti a sapere che dagli atti del Congresso degli Stati Uniti del 21 Aprile 2005, Markey, membro del Congresso e membro anziano del Comitato di sicurezza interna, ha affermato che gli impianti di GNL sono “tra gli obiettivi più attraenti per i terroristi”. 
Siamo venuti a sapere che “The Providence Journal”, il 21 settembre 2004, titolava “Un dirigente della Lloyd paragona un attacco al GNL ad un esplosione nucleare” e si legge che un dirigente dell’Assicurazione Lloyd di Londra, Peter Levene, ha affermato che: “Anche le gasiere, sia in mare che nei porti, costituiscono evidenti bersagli”. Levene ha anche detto che “gli specialisti riconoscono che un attacco terroristico ad una gasiera di GNL potrebbe avere la forza di una piccola esplosione nucleare”. 

Siamo venuti a sapere che, secondo i risultati di test eseguiti sulle armi da fuoco dall’ufficio governativo statunitense di contabilità delle armi di piccolo taglio, armi non militari sono in grado di rompere i contenitori di GNL. Quindi, se un gruppo terrorista requisisse una nave metaniera carica di GNL, sarebbe un affare molto pericoloso provare a arrestarlo senza rompere contenitori, valvole o condutture. Secondo Brittle Power, strategia energetica per la sicurezza nazionale, un atto di sabotaggio a bordo sarebbe assai semplice se diretto verso la manipolazione delle valvole che potrebbero portare alla rottura dei contenitori di GNL per sovrapressione e a un conseguente notevole versamento del GNL criogenico sullo scafo di acciaio che ne verrebbe, probabilmente, frantumato.
Siamo venuti a sapere che Richard Clarke, ex capo del controterrorismo USA, afferma che “Ci siamo anche resi conto che l’esplosione di una delle grandi gasiere nel porto spazzerebbe via il centro di Boston”.  Ricordiamo l’attentato targato “Settembre Nero“ avvenuto ai depositi SIOT nel 1972.

La inaffidabilità degli studi sulla sicurezza
Siamo venuti a sapere che secondo quanto risulta da uno studio sulla sicurezza del GNL le gasiere sono ritenute relativamente sicure perché sono a doppio scafo, che però meno di un anno dopo questo studio una piccola imbarcazione da turismo ha speronato il doppio scafo di una petroliera francese nell’ottobre del 2002, la ‘Limburg’ , causando un enorme incendio.
Siamo venuti a sapere che nel Rapporto Sandia, Guida alla analisi dei rischi ed ai problemi di sicurezza conseguenti ad una grande fuoriuscita sull’acqua di GNL Gas Naturale Liquido, stampato nel dicembre 2004, si afferma che “…le dinamiche e le conseguenze di una fuoriuscita (di GNL, ndt) e i pericoli di un tale incidente non sono ancora completamente conosciuti.”, “La mancanza di informazioni sperimentali su larga scala, costringe gli studiosi a porre molte ipotesi e semplificazioni.”.

Da quest’ultimo documento siamo venuti a sapere che “È impossibile tentare di colmare alcuni di questi ‘vuoti’ dovuti alle limitazioni sperimentali e di calcolo.”, “È evidente che la mancanza di dati disponibili su larga scala riguardo a perdite (di gas) non permette di mettere a punto modelli previsionali affidabili.”.
Siamo venuti a sapere che pur considerando le suddette limitazioni il rapporto afferma: “una gasiera di LNG danneggiata da un buco di 5 metriquadri ed una fuoriuscita della durata di 8 minuti causerebbero una nuvola di vapore infiammabile che si diffonderebbe e si estenderebbe per più di 2 miglia ”, “…questo dovrebbe essere convalidato da una sperimentazione concreta e reale…”.

Siamo venuti a sapere che il Rapporto CRS  per il Congresso USA, Gennaio 2004, afferma che “La maggior parte delle analisi del rischio di incidenti riguardanti gli impianti o la movimentazione di GNL dipende dai modelli computerizzati di simulazione utilizzati per calcolare gli effetti di un possibile incidente. […] Ma i modelli sul GNL sono estremamente complessi e intrinsecamente imprecisi, in quanto basati su calcoli ed ipotesi riguardo alle quali studiosi imparziali potrebbero trovarsi legittimamente in disaccordo. Anche minime differenze presenti in un modello sul GNL potrebbero far giungere a conclusioni significativamente differenti.”. 

Il rischio è alto anche con la moderna tecnologia
Siamo venuti a sapere che l’impianto di GNL esploso a Skikda in Algeria nel 2004 è stato modernizzato nel 1999 ed era dotato di tutte le più recenti tecnologie di sicurezza. L’esplosione del terminale GNL algerino è stata così violenta che il boato è stato sentito a diverse miglia di distanza. La violenta esplosione algerina ruppe tutti i vetri di un distante complesso condominiale e lo avvolse in una nuvola di fuoco.
Siamo venuti a sapere che dal Mobile Register del 14 aprile 2004 si legge “Un nuovo rapporto dà nuove informazioni sull’esplosione di GNL a Skikda in Algeria” e “I primi rapporti dicevano che l’esplosione era causata da un malfunzionamento di una caldaia. Però le conclusioni finali indicano che è stata una grossa perdita da un tubo, che ha formato una nube di gas altamente infiammabile e esplosivo che è rimasta sospesa sopra l’impianto.”.

Terminale off-shore: progetti “cavia”, mai sperimentati
Siamo venuti a sapere che i progetti off-shore sono progetti sperimentali e Gordon Shearer, Direttore generale della Weaver’s Cove Energy, ha recentemente ammesso: “Non ho mai sentito parlare di un impianto off-shore di GNL; è una tecnologia che è in via di sviluppo, ma non è stata sufficientemente sperimentata, provata e non è esistente al momento.” La FERC recentemente ha detto: “La tecnologia per il trasferimento del GNL in condizioni atmosferiche più avverse nel caso di un terminal offshore non è stata verificata. Il livello odierno di conoscenza e la limitata esperienza operativa non sono sufficienti per giustificare l’interesse per questa nuova tecnologia off-shore.”.

Impatto su turismo e industria della pesca
Siamo venuti a sapere che per Guardia Costiera degli Stati Uniti sulla costa U.S.A. nessuna imbarcazione può navigare entro 1 miglio avanti, 2 miglia dietro o 1/2 miglio su ciascun lato di una nave gasiera. E’ probabile che la zona di esclusione della guardia costiera americana non riesca a fermare potenziali terroristi, ma sicuramente interferisce pesantemente con le nostre industrie del turismo e della pesca.
Siamo venuti a sapere che gli impianti off-shore di GNL utilizzerebbero l’acqua del mare per riscaldare il gas naturale congelato al fine di non togliere da 20 a 40 milioni di dollari all’anno dai profitti del GNL. Alcuni progetti oggi proposti utilizzerebbero 568,5 milioni di litri d’acqua marina al giorno; l’acqua dopo aver ricevuto un’aggiunta di cloro sarebbe rigettata in mare più fredda di 16° . Uno studio dell’EPA ha dimostrato che un impianto di GNL nel mare dell’Alabama distruggerebbe il 25% di pesce, granchi e gamberi.

L’impatto ambientale
Siamo venuti a sapere che in base ad un rapporto dell’EPA Americano ( “Le caratteristiche chimiche del metano e le interazioni con l’atmosfera concorrono in modo significativo all’effetto serra. […] Il metano (incombusto) produce, a parità di peso, un effetto serra circa 21 volte maggiore di quello prodotto dal biossido di carbonio (CO2). 
Siamo venuti a sapere che secondo studi accreditati (Doyle, Energy geopolitics, Scientific American, 2004) il trasferimento del gas naturale via mare con metaniere a -161° è un processo che richiede molta energia e implica una gestione costosa e complessa.
Siamo venuti a sapere che ogni gasiera di GNL consuma 100 tonnellate di carburante al giorno. Ogni gasiera di GNL produce emissioni più nocive di quelle provenienti dalle centrali termiche attualmente in uso.
Leggiamo su un’organo di stampa che il presidente del Porto PETROLI MAUGERI PROPONE PER USCIRE DALLA DEVASTANTE CRISI DEL MERCATO DEL PETROLIO (-30% DAL 2010 A OGGI) di investire nel trattamento del Gas naturale Liquido.
Lacrisi del petrolio e’ inevitabile, faremo sempre a meno di esso. U
na politica lungimirante punterebbe alla riconversione produttiva in senso ecologico, sviluppando energie alternative. 
La soluzione paventata dal presidente del porto petorli Maugeri di spostarsi verso il Gas Naturale Liquefatto non è sostenibile, un po’ perche’ un impianto analogo a Livorno è sovenzionato dallo stato per stare fermo, un po’ per l’ulteriore pericolo per le popolazioni del Ponente.


Incidenti ai gasdotti
Siamo venuti a sapere dal Washington Post del 7 luglio 2005 che “Uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura del molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture.” Il dirigente della contea di Prince George, Jack Johnson ha dichiarato, “che era allarmato del fatto che l’industria del gas era a conoscenza fin dal 1992 che modifiche nella composizione del gas potevano provocare fughe di gas dai raccordi.”

Antonio Bruno

Legambiente: la politica sia più severa con gli inquinatori

LEGAMBIENTE: LA POLITICA SIA PIU’ SEVERA CON GLI INQUINATORI
di ANDREA AGOSTINI
dal secoloxix di martedi 26 aprile 2016

Quello a cui ho assistito negli ultimi giorni è una tragedia prima ditutto umana: un gruppo di persone che da decenni è vessata dai potentati economici, dalla politica, dalle istituzioni, con inutili dichiarazioni, vaghe promesse, sistematico non rispetto della legge. Possiamo poi parlare di un disastro ambientale: otto chilometri in un fiume sono molti, otto chilometri dove c’erano caprioli, granchi di fiume, uccelli, pesci. Sappiamo che di quella vita non è restato nulla e che per molto tempo la situazione resterà identica.
Non c’è nulla di casuale. Queir azienda è responsabile di decine di incidenti, abbiamo purtroppo politici imbelli e tecnici che giocano sulle parole e, purtroppo, sulla pelle dei bambini. Accanto ai depositi petroliferi ci sono 300 bambini che, quasi tutti i giorni, a scuola respirano i mefitici prodotti del lavaggio delle cisterne e del pompaggio del carburante. Ma, siccome gli odori mefitici sono sotto i livelli di
legge, continuano a respirarli da decenni e sappiamo che, finché ci saranno inquinatori protetti dai politici e delle leggi fatte apposta per loro, continueranno tutti i giorni a far entrare nei loro polmoni ammine aromatiche e altre schifezze che, lentamente, si accumulano.
Sempre entro i limiti di legge, come direbbero quei medici che hanno venduto il loro onore, e tecnici privi di una qualunque autonomia rispetto al mandato dei politici che li hanno messi lì.
Purtroppo la realtà è un altra: stiamo parlando di un’azienda che negli ultimi 10 anni è stata responsabile
di molti incidenti gravi (l’ex direttore è stato condannato nei giorni scorsi per l’incendio del 2008) e che ha continuato a produrre, appoggiandosi alle sempre rinnovate autorizzazioni e anche con attestati di bravura e di rispetto dell’ambiente e dell’ecologia. Ma il dolore della gente è un’altra cosa, i bambini che stanno male sono un’altra cosa, questo vorrei che tutti raccontassero, questo vorrei che la Procura della Repubblica vedesse. Sarò contento quando andremo a processo, perché certe cose le diremo e speriamo che i veri responsabili, non l’ennesima testa di legno sacrificabile, vengano chiamati a rispondere in prima persona.
In Italia abbiamo una lunga tradizione di assoluzioni e di compromissioni fra agenzie di controllo e politica. E indignarsi è troppo poco.

L’autore è vicepresidente del
circolo Nuova Ecologia Legambiente

Disastro ecologico Fegino: iniziare subito la Conversione produttiva delle aziende inquinanti Nascondi messaggio originale

Il disastro ecologico causato dalla fuoriuscita di petrolio greggio da un oleodotto mette in crisi l’azienda Iplom che mettera’ in cassa integrazione 500 lavoratori.
E’ arrivato il momento che le istituzioni non confidino nella fortuna e prendano atto che è necessario una conversione produttiva che prenda atto degli obiettivi stipulati a Parigi durante il summit Cop 21 di graduale superamento della energia proveniente da combustibili fossili.
Gia oggi la metà dell’energia che arriva nelle nostre case è dovuta alle energie alternative.
Noi che cerchiamo di muoverci a piedi (come consiglia il medico), in bici e con il trasporto pubblico il più possibile auspichiamo che le Istituzioni sviluppino piani di riconversione produttiva per liberare i territori dalle servitù pericolose per la salute e creare occupazione pulita.
Sono necessarie rigorosità nei lavori di bonifica, prescrizioni precise perche’ tali incidenti non si verifichino piu’ e politiche che favoriscano produzione energia pulite e rinnovabili e di mobilità collettiva.

Antonio Bruno

Discussione incidente Iplom in Comune

Martedi alle 930 commissione consiliare comune Genova

2) Incidente oleodotto Iplom, aggiornamento della situazione come  da o.d.g. del 19/04/2016.

Saranno invitati a partecipare i seguenti enti: ARPAL, ASL, VV.F., 
Capitaneria del Porto, Città Metropolitana.
Saranno invitati anche i rappresentanti della raffineria Iplom S.p.A.

INTERPELLANZA PER OPERARE SU DISASTRO AMBIENTALE FEGINO

Il sottoscritto consigliere comunale,
in merito all’incidente che ha causato l’inquinamento del rio Fegino e del torrente Polcevera;
interpella per conoscere se non sia opportuno:
– il referto epidemiologico per verificare l’eccesso di mortalita’ nel distretto della Valpolcevera;
– attivare l’Osservatorio ambientale comunale;
– attivare la distribuzione di acqua potabile ove necessario;
– attivare un servizio navetta per portare in altre zone più salubri fasce deboli di popolazione (minori e anziani)
– inserire sul sito istituzionale la mappa dell’inquinamento della zona.

Antonio Bruno

VIA ROMANA DELLA CASTAGNA VITTORIA DEI COMITATI E DI LEGAMBIENTE

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VIA ROMANA DELLA CASTAGNA VITTORIA DEI COMITATI E DI LEGAMBIENTE
NUOVO MARKET A QUARTO, BERNINI CHIUDE LA PARTITA:”NON SI FARA'”
da repubblica di domenica 17 aprile 2016
di matteo macor

Hanno vinto i comitati: il supermercato conteso di Quarto ” non si farà”. Dopo quasi cinque mesi di mobilitazione e proteste dei residenti nei confronti del progetto di riqualificazione dell’area verde di via Romana della Castagna,dove una società di costruzione milanese – la Kermit Srl, ma con il via libera del Puc – voleva trasformare in un market con parcheggio annesso l’ex stabilimento Telecom, la parola fine sul caso arriva drettamente dal vicesindaco ( e assessore all’urbanistica ) Stefano Bernini. Che anticipa: ” giovedi prossimo presenterò in Giunta il diniego del progetto: nell’area dell’ex radio marittima non può stare un market come quello proposto, e non ci sarà”.
Sotto accusa soprattutto per l’impatto che lavori e attività commerciale avrebbero avuto sulla viabilità dela zona ( “questa è un quartiere di strade strette, creuze e tanto verde, che non è possibile caricare con una portata di traffico maggiore rispetto all’attuale”, spiega il comitato anti market nato a inizio anno), la decisione di Tursi pare la vittoria definitiva dei circa 500 residenti che all’inizio dell’anno si sono organizzati per opporsi al progetto. ” Ma più semplicemente – ridimensiona la scelta Bernini – è frutto del nrmale lavoro richesto in questi casi. Il diniego arriva dipo precisi approfondimenti da parte dei nostri uffici sul caso”. ” Il progetto sarà bocciato esclusivamente per una questione di incompatibilità a livello paesaggistico, ambientale e urbanistico con le caratteristiche del quartiere”, continua Bernini. Non tanto per questioni di viabilità, quindi, ma ” semplicemente perchè l’intervento prevedeva l’abbattimento di una porzione di muro vincolato dalla Soprintendenza, e in generale andava a inserirsi in un contesto storico di pregio di fatto incompatibile con un nuovo posteggio e un’attivtà commerciale”.
Atto finale di un confronto andato avanti per mesi di assemblee, con il passaggio di giovedi prossimo ” l’opzione supermercato di fatto non sarà più realizzabile”, e ” si aprirà la partita sulla destinazione dell’area”, dicono comitati e Legambiente. Se la ditta volesse ” andare avanti, ad esempio proponendo una residenza”, mette in guardia Bernini, il sogno dei residenti è ” farne un luogo di ritrovo per le famiglie del quartiere, uno spazio pubblico a disposizione d mamme e bambini per vivere nel verde”.

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