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Lettera aperta al Premier Matteo Renzi

Lettera aperta al Premier Matteo Renzi

In occasione della sua visita a Genova prevista per Sabato, non volendo credere alle male lingue che collegano il pacchetto di finanziamenti che viene a promettere a pochi giorni dal voto referendario del 4 dicembre, mi permetterei di porgerle alcuni suggerimenti.
Tralasci di finanziare progetti come la speculazione edilizia prevista nel fronte mare di Genova Foce (blueprint) o l’urbanizzazione della collina degli Erzelli senza prima averla dotata di un accesso capiente di trasporto pubblico in sede propria. Suggerirei di finanziare la messa in sicurezza della discarica di Scarpino il cui costo (circa 60 milioni) verra’ fatto ricadere sulle tasche dei genovesi con l’aumento della Tariffa dei Rifiuti e la ristrutturazione dei numerosi appartamenti sfitti perche’ sia possibile non avere piu’ case vuote e cittadini senza casa.

Antonio Bruno

Un NO per tutelare le comunità locali contro i profitti di pochi (intervento iniziativa p. Sarzano Genova)

Un anno fa, il Tribunale permanente per i diritti dei popoli emise una storica sentenza su “partecipazione delle comunità locali e grandi opere”.
Il tribunale fondato da Lelio Basso affrontò la vicenda del Tav in Val di Susa, e sentenziò che lo Stato Italiano doveva: “Rivedere la legge obiettivo del 2001, che esclude totalmente le amministrazioni locali dai processi decisionali relativi al progetto, così come il decreto Sblocca Italia del settembre 2014 che formalizza il principio secondo il quale non è necessario consultare le popolazioni interessate in caso di opere che trasformano il territorio”.
Legislazione portata avanti si da governi di destra che di centro sinistra, che tenatano di espropriare le comunità locali da procvessi decisionali dal grande impatt osul loro territorio.

Anche papa Francesco affronta il problema dell’enciclica Laudato si’ (maggio 2015): “È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative.
Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato. Bisogna abbandonare l’idea di ‘interventi’ sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate.
La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante”.

La riforma della Costituzione va in senso opposto: il nuovo articolo 117 riserva senza equivoci allo Stato la legislazione in fatto di “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia e di infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale”.
Si tenta di blindare a livello costituzionale l’autoritarismo dello Sblocca Italia, che la Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale proprio dove aveva estromesso la voce delle Regioni da materie sensibili per la salute dei cittadini come gli inceneritori, o le trivellazioni.
Non è dunque un caso che la campagna del “Sì” si apra riesumando la più insostenibile delle grandi opere: il Ponte sullo Stretto di berlusconiana memoria.

Se il 4 dicembre dovesse vincere il “Sì” nulla potrebbe fermare il consumo del territorio, immolato a grandi opere utili solo a chi le costruisce e invece dannose, se non letali, per i cittadini che le subiscono.
Votare “No” serve anche a difendere la nostra vita, la nostra storia, il nostro territorio
Con il voto del 4 novembre decideremo  dove sta l’interesse strategico della nazione: nella qualità della vita di tutti o nel profitto di pochi?

Il mio intervento all’iniziativa PER UN NO SOCIALE AL REFERENDUM  (Passeggiata Librocaffè, piazza sarzano, Genova ore 18-20) prende spunto da un articolo del professore Montanari sul mensile Altraeconomia.

Antonio Bruno

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